Kahneman
D. Thinking, fast and slow
Gli
errori delle persone hanno configurazioni particolari, errori sistematici
derivano dalla corruzione della razionalità da parte delle emozioni. Il dogma
della razionalità è inficiato. Quando il pensiero intuitivo sbaglia dobbiamo
passare a forme di pensiero più lento, deliberato, faticoso.
Il pensiero intuitivo (Sistema 1) opera automaticamente e
velocemente, quello deliberativo (Sistema 2) avviene attraverso attività
mentali faticose. Il Sistema 1 origina, senza sforzi, impressioni e sentimenti
che sono le principali fonti del pensiero esplicito e delle scelte deliberate
del Sistema 2. Il primo esprime anche gli skill
innati, altre attività mentali diventano veloci e automatiche attraverso la
pratica prolungata; parecchie di queste attività mentali sono completamente
involontarie, altre suscettibili di controllo ma gestite normalmente da un
pilota automatico. Il Sistema 2 invece richiede attenzione e ha la capacità i
cambiare il funzionamento del Sistema 1, programmando le funzioni di attenzione
e memoria. Ma il budget di attenzione
è limitato. Entrambi sono spesso attivi ma il Sistema 2 è quasi sempre in
situazione di basso sforzo, mentre il Sistema 1 genera in continuazione
impressioni, intuizioni e sentimenti che, se approvati dal Sistema 2 produce
credenze e azioni volontarie. Quando il Sistema 1 va in difficoltà attiva il
Sistema 2 per processi più specifici e dettagliati attraverso uno stimolo di
attenzione generato dalla sorpresa. Tutto funziona ottimamente e con efficienza
ma, in alcune situazioni il Sistema 1 sbaglia: le illusioni cognitive si
verificano quando l'intuizione sovrasta il ragionamento e arriva a conclusioni
errate che il Sistema 2 può non essere in grado di valutare o non attivarsi, in
quanto i sistemi cognitivi non vanno in conflitto.
Il
Sistema 2 comporta sforzi tali da far diventare cieco il Sistema 1, ha capacità
di attenzione limitata e necessita di attenzione allocata efficientemente tra più
task. Il Sistema 2 segue le regole,
confronta oggetti sotto diversi attributi, compie scelte tra più opzioni, al
contrario del Sistema 1 che controlla relazioni semplici senza integrare molti
argomenti ed è incapace di analisi statistica. Il Sistema 2 può programmare la
memoria per obbedire a istruzioni, riesce a controllare l'attenzione per gestire
più task e a evitare il decadimento
nel ricordare le cose che servono. Riesce a dividere i problemi complessi in più
passaggi semplici.
Il
limitato budget di sforzo per il pensiero deliberativo e il controllo avviene in
maniera efficiente minimizzando lo stato della concentrazione (flusso) che fa
perdere alcune sensazioni (ad es. il tempo quando si è concentrati). Divide lo
sforzo tra la concentrazione sul problema e il controllo dell'attenzione. Chi è
preso dell'attenzione su un problema è più sensibile alle tentazioni, si
comporta da egoista e compie scelte superficiali (ego depletion): il self
control richiede sforzo e consuma glucosio più dello sforzo fisico.
Controllare il pensiero e il comportamento è il ruolo del Sistema 2 su risorse
condivise utilizzate in successione anziché in contemporanea. Il Sistema 2
controlla il pensiero e le azioni suggerite dal Sistema 1, ma il controllo è
faticoso e, per limitare lo sforzo, il Sistema 2 diventa pigro: le persone
tendono ad affidarsi troppo all'intuito e cercano argomenti che confermano le
proprie credenze (si parte dalle conclusioni). Il Sistema 1 è impulsivo ed
emotivo; il Sistema 2 è capace di ragionamento e di prudenza, è la razionalità
ma, essendo pigro, pensa lentamente e chiede risorse e non è comunque immune da
errori. La razionalità a volte fallisce.
Il
Sistema 1 è una macchina associativa: un'idea evoca altre idee, emozioni e
memorie a cascata, tra loro connesse per creare un quadro coerente emozionale,
cognitivo e di reazioni fisiche che si autorinforza. Tutto ciò avviene
immediatamente e prepara a eventi ritenuti probabili. L'associazione significa
rassomiglianza, contiguità nello spazio e nel tempo, causalità, lega idee ad
altre in modo silente, nascosto alla nostra coscienza (abbiamo un accesso
limitato a come funziona la nostra mente). Il priming effect è il cambiamento prodotto dall'associazione che
avviene istintivamente sulla base dell'ambiente circostante e induce a
comportamenti, gesti, impressioni, sentimenti in modo inconscio. Le impressioni
diventano credenze, le fonti degli impulsi diventano scelte e azioni. Il Sistema
1 fornisce senza consapevolezze l'interpretazione tacita di quello che avviene
intorno a noi, collega il presente al passato e alle attese sul futuro prossimo.
Costruisce un modello del mondo che valuta istantaneamente gli eventi normali
per sorprendersi quando non lo sono. Ma è anche l'origine di molti degli errori
sistematici sulle intuizioni.
Il
Sistema 1 controlla se la situazione è normale (cognitive easy) o se è necessario attivare il Sistema 2, spostando
l'attenzione su qualche problema sula base dei diversi impulsi. Le situazioni
normali sono quelle di cui si ha esperienza che danno una visione chiara,
familiare, che mantengono il buon umore, la rilassatezza, la sicurezza. Il
Sistema 1 ricerca il cognitive easy,
per cui alcune volte ci provoca l'illusione del ricordo, della familiarità e
della certezza, o a causa del modo in cui i messaggi ci sono presentati, dalla
loro semplicità, che non provocano sforzo e non attivano il Sistema 2. Quando
la nostra attenzione è attivata, il Sistema 2 sposta l'approccio mentale
(anziché rispondere istintivamente a una domanda, ci costringe a riflettere). I
meccanismi associativi, che a volte sono fonte di creatività, sono influenzati
dalla percezione della situazione. Ad esempio, il buon umore è coerente con una
situazione di normalità che limita il controllo mentale e ci rende più
istintivi e meno vigili. Normalità, buon umore, intuizione sono tra loro
coerenti e si manifestano insieme ma non sono legati da causa ed effetto, si
influenzano l'un l'altro.
Lo
scopo del Sistema 1 è quello di mantenere aggiornato il modello personale di
interpretazione del mondo che accettiamo passivamente e cosa in esso è normale
sulla base delle regolarità: questa configurazione rappresenta la struttura
degli eventi della vita e determina l'interpretazione del presente e le
aspettative future. Siamo pronti in modo innato a cercare la causalità e
assegnare specifiche intenzioni (per esempio alle persone sulla base dei tratti
e dei gesti). Talvolta, però, li applichiamo in maniera impropria.
Il
Sistema 1 tende a saltare alle conclusioni e solo dopo a cercare le conferme. Il
comportamento è efficiente se le probabilità che le risposte siano corrette è
alta e se i costi degli errori occasionali sono accettabili. Si risparmia tempo
e sforzo. La situazione è più rischiosa quando non è familiare e quando non
abbiamo informazioni. In questi casi è preferibile attivare il Sistema 2. Il
Sistema 1, infatti, sceglie una sola decisione sulla base dell'esperienza
recente che potrebbe non essere quella adeguata; non riesce ad aver dubbi, il
regno dell'incertezza e delle ipotesi da verificare è del Sistema 2. Non
credere in qualcosa è di pertinenza della razionalità mentre l'istinto si dà
sempre una spiegazione plausibile e una conferma e non riesce ad analizzare i
fatti che disconfermano. E' il caso dell'"effetto alone" (halo
effect) per cui di una persona abbiamo un’opinione univoca (ci piace o non
ci piace). La prima impressione ci condiziona perché i primi aspetti che
analizziamo qualificano i successivi di cui ricerchiamo la coerenza. La sequenza
con cui osserviamo le caratteristiche di un fenomeno sono quasi sempre casuali
ma influenzano il nostro giudizio. Occorrerebbe rendere indipendenti le fonti
informative. Le informazioni che non sono rintracciate nella mente non possono
essere prese in considerazione dal Sistema 1, che costruisce una storia coerente
sulla base dei dati attivati prescindendo dalla loro quantità e qualità. La
combinazione della ricerca di coerenza del Sistema 1 e della pigrizia del
Sistema 2 favorisce il pensiero intuitivo e il salto alle conclusioni,
accettando per vere molte cose che possono non esserlo. Siamo eccessivamente
fiduciosi, soggetti all'effetto framing
(come le cose ci sono presentate) e incapaci di usare la statistica di base.
Il
Sistema 1, monitorando costantemente quello che succede generando valutazioni
senza intenzione e sforzo, ci è servito a farci sopravvivere ma è meno utile
nel mondo moderno in cui dobbiamo analizzare molte informazioni. Lavora sulla
base di categorie e di medie ma non riesce a effettuare computazioni più
complesse.
Alle
domande più complesse il Sistema 1 reagisce spesso con la sostituzione: trova
una domanda correlata cui è più facile rispondere (euristica) che può portare
a errori seri, specie quando sono coinvolte le emozioni. Il Sistema 2 è pigro e
lascia il posto al minor sforzo senza molto scrutinio.
Il
Sistema 1 ha difficoltà nella statistica e spesso applica la legge dei grandi
numeri anche ai piccoli numeri. Anche gli esperti, a volte, non danno
sufficiente peso all'ampiezza del campione. Non essendo propenso al dubbio,
sopprime le ambiguità costruendo spontaneamente storie il più possibile
coerenti. Cerchiamo le regolarità anche dove non ci sono e crediamo in un mondo
coerente per giungere al più presto alle conclusioni. L'illusione della
regolarità influenza molti aspetti della nostra vita, rigettiamo il caso e la
fortuna, vediamo il mondo in maniera più semplice e coerente di quello che le
informazioni disponibili giustificherebbero. La statistica, invece, ci informa
di eventi dovuti al caso, cui diamo comunque una spiegazione causale.
L'effetto
ancoraggio avviene quando una persona attribuisce un valore a una quantità
sconosciuta prima di farne una stima, per cui questa si avvicina al numero
iniziale. Questo numero ci influenza anche se siamo decisi a resistergli. Ci
sono due tipi di effetto ancoraggio, quello del Sistema 2 che parte dal numero
considerato e poi l'aggiusta prematuramente per pigrizia; quello del Sistema 1
che è influenzato da numeri e tende a trovare le cause che possono
giustificarlo per poi rettificarlo in maniera insufficiente. Per cui se il
numero considerato è maggiore di quello reale avviene una sopravvalutazione e
viceversa. Anche gli esperti sono influenzati da questo fenomeno. Favorisce la
prima offerta nelle contrattazioni. L'ancoraggio funziona anche quando la
quantità iniziale non porta nessuna informazione o non ha nessun nesso con il
problema, ma influenza comunque le nostre decisioni e il nostro pensiero
inconsapevolmente. E' necessario mobilitare il Sistema 2 per contrastarlo.
La
disponibilità euristica si verifica quando le persone stimano la frequenza di
una categoria sulla base di esempi che facilmente si presentano alla memoria.
Spesso operiamo una sostituzione ovvero sostituiamo a una domanda un'altra
correlata per la quale è più facile trovare esempi. Ciò produce errori
sistematici: eventi drammatici sono ricordati più facilmente; le esperienze
personali sono più vivide. Resistere a questi pregiudizi è difficile e
comporta un’intensa attività del Sistema 2. L'idea di disponibilità è
rilevante perché il mondo che abbiamo in testa è differente da quello reale:
la gravità e l’intensità degli eventi è distorta dall’intensità delle
emozioni incorporate nel messaggio che influiscono sul rischio percepito. Il
fenomeno si manifesta in forma esasperata negli interventi pubblici in cui i report dei media provocano
risposte emotive, paura, a loro volta riprese dai media e che provocano
interventi governativi su larga scala (cascata della disponibilità) che
prescinde dai costi e dai benefici reali e che distorce l'impiego di risorse
pubbliche.
Le
nostre decisioni si basano su stereotipi (rappresentatività) che prescindono
dall'accuratezza delle descrizioni e dalle probabilità semplici, anche negli
esperti. Per la gente comune la probabilità significa similarità, propensione,
plausibilità, è un’impressione intuitiva. In alcuni casi queste sono false
perché non incorporano le probabilità di riferimento, e perché il Sistema 2
non si attiva. Rappresentano l'eccessiva tendenza a predire il verificarsi di un
evento basandosi solo su quello che si sa. La rappresentatività crea storie più coerenti della realtà
che sono ritenute le più probabili. Ciò ha effetti perniciosi sulle decisioni
(le probabilità composte sono inferiori a quelle semplici; i giudizi sono più
probabili per gli scenari più dettagliati). La rappresentatività può bloccare
l'applicazione di regole logiche: è l'intuizione che governa il giudizio e
provoca evidenti violazioni della logica della probabilità. Il fenomeno della
regressione verso la media, per esempio, ci fa credere che il miglioramento di
una performance negativa attraverso un rimprovero (e viceversa) sia un fatto
casuale, mentre è solo un fatto statistico. Esiste in moltissime situazioni ma
spesso non le vediamo. La fortuna non fa parte del nostro ragionamento.
Il
giudizio intuitivo è insensibile alla qualità dell'evidenza (rappresentatività
della realtà). Il Sistema 1 non si basa sulle evidenze ma sulle valutazioni,
affette da errori sistematici, mentre il Sistema 2 entra in gioco solo quando
abbiamo dei dubbi sulla correlazione tra verità e giudizio intuitivo, cioè
quando l'interesse è alto e c'è molta attenzione a non fare errori. Seguire
l'intuizione è naturale, piacevole, rispetto ad agire contro di essa.
Ci
costruiamo storie errate del passato per dare senso coerente al mondo e formare
le nostre aspettative sul futuro. Il mondo che ci creiamo ha senso perché
ignoriamo la nostra ignoranza. Conosciamo il passato molto meno di quel che
crediamo, ci illudiamo di conoscere la realtà per avere più chiaro il futuro.
Una volta che una situazione inaspettata ci sorprende, adattiamo la nostra
visione del mondo e perdiamo la capacità di ricostruire il modo di pensare di
prima: sottostimiamo quello che ci ha sorpreso in passato; esageriamo le
probabilità di un evento che ci ha sorpreso (illusione cognitiva); diamo troppo
peso alle decisioni che hanno dato risultati anche se non sono quelle giuste,
giustificando anche scelte azzardate. Vediamo il mondo più chiaro e coerente di
quello che effettivamente è: l'illusione ci conforta.
Il
Sistema 1 è strutturato per saltare alle conclusioni da piccole evidenze. Le
nostre idee riflettono la coerenza della narrativa che può essere illusoria
(illusione di validità). La nostra fiducia sui giudizi è un sentimento che
riflette la coerenza delle informazioni, non se la storia è vera. L'illusione
di capire il passato ci dà eccessiva fiducia sulla capacità di predire il
futuro soprattutto quando riferito dagli esperti (rilevazioni hanno verificato
il contrario).
Il
pensiero umano è inaffidabile, dà giudizi sommari a problemi complessi anche
quando la statistica funzionerebbe meglio. Siamo eccessivamente fiduciosi del
nostro intuito e diamo poco peso alle informazioni e ai calcoli. Giudizi
corretti possono riguardare solo il breve termine, il mondo reale è
estremamente complesso.
L'intuizione
è conoscenza senza sapere come. E' basata sulle sensazioni derivanti dalle
passate esperienze similari ripetute. Quest’apprendimento emotivo è veloce.
La conoscenza professionale esperienziale, invece, necessita di molto tempo. Per
acquisire degli skill che producono
intuizioni è necessario che le esperienze si svolgano in un ambiente stabile e
prevedibile e che le opportunità di imparare siano abbastanza lunghe. Nel lungo
termine, però, l'ambiente non è mai stabile, gli skill hanno dei limiti spesso sottovalutati.
La
fallacia della pianificazione consiste nella previsione irrealistica vicina allo
scenario migliore che può essere migliorata consultando le statistiche di casi
simili. Una visione esterna può mitigare la fallacia della pianificazione, come
l'identificazione della categoria di riferimento del fenomeno su cui ottenere
statistiche.
Crediamo
di essere prudenti ma in realtà non lo siamo (errore dell'ottimismo).
L'ottimismo riesce a influenzare gli altri, aiuta ad affrontare gli ostacoli ma
alla lunga può essere costoso. Si basa sui propri obiettivi, sui propri piani e
su quello che sappiamo senza considerare le statistiche, i piani degli altri,
quello che non sappiamo. Crediamo di avere il destino nelle nostre mani senza
considerare i competitori, i mutamenti di mercato. Anche in questo caso ci
basiamo su quello che sappiamo e ci costruiamo una storia coerente.
L'insicurezza, il dubbio sono considerati segni di debolezza e sono soppressi.
Il dubbio, invece, è legittimo e ci aiuta a ricercare le minacce.
L'agente
economico è razionale, egoista e non cambia mai i suoi gusti. Per lo psicologo
è evidente che l'uomo non è pienamente razionale né completamente egoista e
che i suoi gusti non hanno niente di stabile. Questa diversità ha conseguenze
notevoli nel decision making. Queste
teorie sono sopravvissute perché una volta accettate diventano un utile
strumento di ragionamento e diventa difficile notare gli errori.
Non
sempre le persone sono avverse al rischio, diventano propense al rischio quando
tutte le opzioni non sono buone e rileva, perciò, la situazione di partenza. La
teoria della prospettiva tiene conto di questo e dei problemi cognitivi
(percezione, giudizio, emozione), per cui le perdite preoccupano più dei
guadagni e la sensibilità alle prime è più forte (di un fattore tra 1,5 e
2,5).
Attraverso
le emozioni siamo più sensibili alle negatività e a non affrontare i rischi:
il nostro cervello bypassa l'esperienza visiva e dà priorità alle brutte
notizie e ai pericoli. Siamo più propensi ad evitare perdite, per questo è
importante il punto di riferimento di partenza. E' una potente forza
conservatrice.
Quando
affrontiamo un problema complesso assegniamo un peso alle sue caratteristiche,
ma i pesi che la gente assegna ai risultati possibili sono differenti dalle
probabilità e le scelte sono diverse a seconda che si tratti di guadagni o di
perdite: la gente è avversa al rischio quando ha una grande chance
di avere un grande guadagno (95% di vincere 100) o una piccola chance
di perdere molto (5% di perdere 100, si paga più del dovuto per
un'assicurazione). E' invece propensa al rischio quando piccola chance di
vincere molto (lotteria) o quando c'è una grande probabilità di perdere molto
(scommesse disperate per evitare grosse perdite), che portano al disastro.
La
psicologia del terrorismo e delle lotterie è la medesima: la creazione della
prospettiva di un grosso evento emozionale rinforzato dai media e dalle
comunicazioni personali. Diamo una eccessiva risposta emozionale agli eventi
rari perché sovrastimiamo le probabilità e creiamo uno scenario plausibile per
scelte sbagliate. Gli effetti discorsivi si verificano anche quando le
differenti prospettive sono solo apparenti e dipendono solo dal modo in cui il
problema è posto. Le scelte vengono fatte, in questo caso, sulle descrizioni
della realtà, non sulla realtà. Non ci accorgiamo di situazioni identiche
presentate al contrario (una come una perdita e l'altra come un guadagno), perché
diamo enfasi ad alcuni aspetti e non ci curiamo dei dettagli, siamo influenzati
dalla situazione del momento, siamo influenzati dalle descrizione dei fenomeni;
le nostre menti sono manipolabili. Nel prendere decisioni complesse, siamo
propensi a seguire una sequenza di decisioni semplici invece di un'unica
decisione onnicomprensiva basata su una visione d'insieme che porterebbe a
scelte diverse e più razionali. Cerchiamo di evitare il dispiacere, un'emozione
che punisce noi stessi e ci fa essere avversi al rischio, che non sempre ci fa
agire secondo convenienza in quanto rappresenta un costo emozionale nascosto. Può
determinare problemi di agenzia e difficoltà a cambiare una situazione negativa
(lavoro, matrimonio).
Le
persone misurano le esperienze negative sulla base del livello massimo della
sofferenza e livello finale, mentre alla durata non viane data rilevanza. Anche
le storie, le vite, sono spesso valutate sulla base del finale. Il benessere
delle persone è percepito e misurato sulla base degli obiettivi che ci si pone
e dal momento in cui lo si valuta. Le esperienze forti sono valutate a
prescindere dalla loro durata e dal resto delle esperienze meno rilevanti. E' il
ricordo che poi determina le scelte successive della vita.
Rodrik
D. The Globalization Paradox