M.
Gell-mann Il quark e il giaguaro
Un sistema complesso adattativi è un sistema che apprende o si evolve allo stesso modo dei sistemi viventi, acquisendo informazioni sul suo ambiente e sulla propria interazione con esso. L’esame di tali informazioni gli permette di identificare regolarità condensate in una sorta di schema o modello che definisce una guida per agire nel mondo reale, schema continuamente verificato e aggiornato. Tale schema ha conseguenze nel mondo reale in quanto, agendo come meccanismo a retroazione, esercita pressioni selettive sui vari schemi in competizione.
A.C.
Michalos Un’imposta giusta: la Tobin tax
Gli
economisti non sanno andare oltre il calcolo dei valori di mercato: stanno
compiendo grandi sforzi per far rientrare l’ambiente naturale e le specie
viventi nelle loro equazioni. L’economia ecologica (bioeconomia)
è dedita al calcolo della sostenibilità e della produttività
dell’ambiente a lungo termine.
E.O.
Wilson L’armonia meravigliosa
Stiamo
annegando nelle informazioni e intanto moriamo di fame di saggezza. Il mondo sarà
dei “sintetizzatori”, persone in grado di mettere insieme le informazioni
giuste al momento giusto, di condensarle criticamente e di scegliere con
saggezza nei casi importanti.
Per
monitorare l’economia sono necessari nuovi indicatori di progresso che tengano
nel dovuto conto non solo la produzione economica, ma anche il mondo naturale e
il benessere dell’umanità, del costo derivante dalla perdita di risorse
naturali.
La diversità, la varietà crea opportunità. Questo è vero
sia in campo ecologico che economico: la regolamentazione limita l’innovazione
e la sperimentazione e l’opportunità di avere beni e servizi migliori e a
costo più basso.
Il genere umano ha aggiunto alla evoluzione genetica
l’evoluzione culturale (coevoluzione gene-cultura). La cultura è creata dalla
mente comune e ogni mente individuale è il prodotto del cervello umano, che è
strutturato geneticamente. I geni codificano regole epigenetiche (regolarità
della percezione sensoriale e dello sviluppo mentale) che animano e canalizzano
l’acquisizione della cultura. La cultura viene ricostruita collettivamente da
ogni generazione nella mente degli individui. Con la tradizione scritta la
cultura può diventare infinitamente grande e saltare le generazioni, ma
l’influsso delle regole epigenetiche resta costante. L’evoluzione culturale
si muove velocemente e può entrare in contrasto con le regole epigenetiche.
L’evoluzione genetica sta per diventare volitiva e l‘homo sapiens sta per
licenziare la selezione naturale: non esiste destino genetico al di fuori del
nostro libero arbitrio.
C’è
una crisi di percezione che ha origine all’essere legati ad una percezione del
mondo sorpassata: trovare le soluzioni ai maggiori problemi del nostro tempo
richiede un mutamento radicale del modo di pensare e dei nostri valori. Un
mutamento di paradigma:
-
dal riduzionismo
cartesiano ad una visione olistica
-
dal meccanicismo al
pensiero sistemico
-
da una visione
lineare ad un approccio non lineare (contrasto tra linearità dell’economia e
non linearità-rete della natura).
L’autorganizzazione è la comparsa spontanea di nuove
strutture e nuove forme di comportamento in sistemi aperti lontani
dall’equilibrio e caratterizzati da anelli di retroazione interni, descritti
matematicamente da equazioni non lineari. Tali strutture rappresentano sistemi
organizzati in rete in cui i singoli organismi sono legati da relazioni
reciproche. Possono esistere vari livelli di sistemi in cui un sistema è un
organismo di un livello superiore. Ad ogni livello di sistema emergono proprietà
che non esistono a livello inferiore.
La comunicazione non è una trasmissione di informazioni ma
un coordinamento di comportamenti tra organismi di un sistema: ogni elemento
dipende dalle relazioni con gli altri membri, relazioni che non sono lineari e
che coinvolgono anelli di retroazione multipla.
C.
Argyris D.A. Schön Apprendimento organizzativo
L’apprendimento
organizzativo si verifica quando gli individuai all’interno di
un’organizzazione sperimentano una situazione problematica, esperiscono la
sorpresa della mancata corrispondenza tra risultati attesi e risultati effettivi
dell’azione, reagiscono con un processo di pensiero e nuovi corsi d’azione
che conducono a modificare le immagini dell’organizzazione o il modo di
intendere i fenomeni organizzativi, e a ristrutturare le attività.
Quando gli esseri umani affrontano problemi che sono fonti di
imbarazzo o minaccia, si inibisce
l’apprendimento, si tenderà a comportarsi in modo difensivo verso gli altri e
in modo protettivo verso sé stessi
L’informazione valida, la scelta libera e informata e
l’impegno interiore, la capacità di argomentare la propria posizione con un
invito a confrontare con gli altri le proprie opinioni ed emozioni, sono alla
base dell’apprendimento collettivo, richiedono che si condivida il potere con
chiunque abbia competenze ed un ruolo significativo. Gli individui si
confrontano e vanno alla ricerca di controlli pubblici delle loro ipotesi.
Non lasciare niente di indiscusso, sottoporre a controllo le
proprie affermazioni, rendendole chiare e rappresentando l’indagine e l’iter
logico che la produce; avere un atteggiamento aperto, senza paura di ferire o di
escludere argomenti per evitare di mettere in imbarazzo il prossimo.
Nell’economia moderna diventa indispensabile creare organizzazioni capaci di
apprendimento permanente, favorendo l’indagine e il cambiamento continui per
adattarsi ad ambienti in costante divenire.
Partendo
dalla percezione di una situazione
problematica, da un dubbio, si arriva alla rilevazione di uno ‘scarto’ o di
un’incongruità tra l’intenzione, il progetto e la realizzazione. Il
processo di “falsificazionismo metodologico”
avviene attraverso il ‘controllo pubblico che esercita la funzione
critica dell’ideologia e ’insieme di collaudo della verità delle asserzioni
e delle credenze. Le patologie dell’apprendimento hanno la loro causa nel
fatto che i livelli interpretativi non giustificati dal ‘controllo pubblico’
occultano la possibilità di verificazione/falsificazione. La ricerca, ha un
risvolto epistemologico in quanto tende ad evitare che dalla situazione
problematica non si possa uscire per l’esistenza di processi circolari di
autoimplicazione e di autoreferenzialità, self-sealing che impediscono agli
attori di prendere atto dell’oggettività del mondo.
Occorre porre al
centro delle relazioni tra azienda e persone che vi operano i diritti di
crescita professionale e di equità meritocratica, i doveri della responsabilità
individuale e della lealtà delle
persone verso l’azienda.
Dalla
valorizzazione delle competenze, dal rispetto della persona, da un sistema
morale di obbligazione ai doveri e di riconoscimento dei diritti, si
ricostruiscono organizzazioni coerenti e coese nel perseguimento degli
obiettivi.
C.
Shapiro H.R. Varian Information rules
L’informazione
è un prodotto costoso da produrre ma economico da riprodurre,
presenta elevati costi fissi di produzione e bassi costi variabili di
riproduzione. Da questa struttura dei costi discende la presenza di sostanziali
economie di scala.
Gli
utenti delle tecnologie di informazione sono affetti dai cosiddetti switching
cost (costi di transizione) e dall’effetto lock-in: una volta che si è scelta
una tecnologia. Cambiare tecnologia può essere molto costoso, si ha effetto
lock-in ogni qual volta i consumatori acquistano più beni complementari e
durevoli, che sono specifici ad un particolare sistema di Hi-Tech.
Le “esternalità di rete” o gli “effetti di rete” si
verificano quando per il singolo acquirente, il valore del prodotto dipende dal
numero di utenti che fanno uso dello stesso prodotto. Le tecnologie
caratterizzati da consistenti effetti di rete, tendono ad esibire periodi molto
lunghi di introduzione della tecnologia, seguito da una crescita esplosiva.
Questo andamento è noto come feedback positivo: al crescere del numero di
utenti che si sono già dotati della nuova tecnologia, un numero sempre maggiore
di altri utenti vengono da questa attratti. La crescita diventa un imperativo
strategico per generare effetti di rete, per assegnare elevato valore ai sistemi
più diffusi che sostituiscono uno standard.
Il mercato dell’informazione non ha, e nemmeno avrà in
futuro, le caratteristiche del mercato perfettamente concorrenziale, in cui
siano presenti molte imprese che offrono tutte lo stesso prodotto e in cui
nessuna di esse può, singolarmente, influenzare il prezzo di mercato. Il
mercato dei beni dell’informazione può assumere due strutture:
- mercato con un’impresa dominante che sfrutta l’effetto
di rete e standardizza il prodotto per creare effetti di lock-in (uniformità);
- mercato con imprese che producono prodotti differenziati
dello stesso bene, aggiungendo valore all’informazione di base e
personalizzare il prodotto e/o il prezzo (differenziazione).
Il mercato lo fa la domanda del consumatore il quale è al
centro del mercato. Egli non solo compra ma interviene sul mercato in qualità
di venditore: vende la propria attenzione e le proprie informazioni
(comportamenti, gusti, ecc.), attraverso il marketing e la pubblicità. Il
meccanismo equilibratore non è più la concorrenza ma la contendibilità dei
mercati, acutizzata dal rapido progresso tecnologico che spinge nuove piccole
imprese innovatrici in settori che
la tecnologia precedente non consentiva l’accesso.
L’economia dell’informazione è popolata da monopoli. Le
case produttrici di hardware e software competono strenuamente per conquistare
il controllo dei mercati, ben sapendo che la tecnologia o l’architettura dei
sistemi che oggi sono dominanti, con molta probabilità domani saranno superate
da nuovi e aggressivi prodotti tecnologicamente più avanzati.
R.
Nozick Anarchia, stato e utopia
La
libertà individuale crea processi di comunicazione (e di scambio) da cui
scaturiscono strutture a rete. Queste (mercati, stati, ecc.) sono strutture
spiegate “a mano invisibile” in quanto sono strutture che nessuno aveva in
mente, le quali regolano i rapporti personali e sociali secondo un fine che non
rientra nelle intenzioni di nessuno.
L.C.
Thurow La costruzione della ricchezza
Nessuno
è mai diventato molto ricco risparmiando. I ricchi vedono le occasioni per
lavorare e investire nelle situazioni in cui
esistono grandi squilibri. Ciò era vero per John D. Rockefeller come lo
è per Bill Gates. In entrambi i casi i risparmi della loro vita costituiscono
una piccola parte della loro ricchezza totale. Il risparmio attento e
l’investimento in situazioni normali di equilibrio possono rendere la vita
confortevole da vecchi, ma mai rendere veramente ricchi.
Le imprese di successo devono essere disposte a
cannibalizzarsi per salvarsi. Devono essere disposte a distruggere il vecchio
quando è ancora vincente, se vogliono costituire il nuovo prima che sia
vincente. Se non si distruggono da sole, altri le distruggeranno. Sei nuove
tecnologie - la microelettronica, l’informatica, le telecomunicazioni, i nuovi
materiali artificiali, la robotica e la biotecnologia - fra loro combinate,
stanno dando vita ad un nuovo mondo economico ad un’era di industrie ad alto
contenuto di energie intellettuali umane. La conoscenza è la nuova base della
ricchezza [ora rappresentata dalla] capacità di controllare la conoscenza. Oggi
è in corso una terza rivoluzione industriale. Nell’economia basata sulla
conoscenza i valori stabili sono
difficili da trovare. C’è una marcata tendenza a ridefinire il profilo delle
aziende attraverso i tagli e le
frammentazioni per concentrarsi nel core
business.
Le
attività che vogliono svilupparsi velocemente con alti margini di profitto
devono approfittare degli squilibri tecnologici, sfruttare gli squilibri di
sviluppo o creare squilibri sociologici. Tutte le altre attività sono affari
commerciali a sviluppo lento, a basso tasso di profitto
Capire, riconoscere e accettare i limiti imposte dalla
proprie debolezze genetiche è l’inizio della saggezza per tutte le
organizzazioni. Il segreto del successo sta nel trovare luoghi per impiegare le
proprie risorse nei quali quelle debolezze siano irrilevanti.
Gli uomini hanno scoperto come operare con successo nelle
economie capitaliste durante i periodi di inflazione modesta, ma non come
operare durante i periodi di deflazione altrettanto modesta. Data una scelta fra
lo stesso tasso di inflazione o di deflazione, scegliete sempre l’inflazione.
Non ci sono sostituti istituzionali per gli agenti del
cambiamento, cioè i singoli imprenditori. Gli imprenditori vincitori del gioco
diventano ricchi e potenti, ma senza imprenditori le economie diventano povere e
deboli. Se il vecchio non esce di scena il nuovo non può entrare.
Il capitalismo è un processo di distruzione creativa. Il
nuovo distrugge il vecchio. Tanto la distruzione quanto la creazione sono
momenti essenziali del progresso dell’economia. Quando le società non vengono
organizzate in modo che i vecchi interessi acquisiti possano essere spazzati
via, gli imprenditori non riescono ad emergere occorre fornire agli imprenditori
lo spazio necessario per distruggere il vecchio.
Ogni
società che stimi l’ordine sopra ogni altra cosa non sarà creativa, ma senza
il giusto grado di ordine, la creatività sparisce come in un buco nero.
La remuneratività economica di un maggiore investimento
sociale nella ricerca di base è la legge più evidente che sia mai esistita
nell’economia.
Il capitalismo basato sulla conoscenza non funzionerà senza
un nuovo sistema per la determinazione di chi possiede o chi controlla i diritti
di proprietà intellettuale. Il capitalismo richiede diritti di proprietà
chiari, e facili da far valere. Il capitalismo non funziona se non è chiaro chi
possiede cosa. La proprietà privata dei beni produttivi e la capacità di
appropriarsi di quanto proviene da essi è il fulcro del capitalismo. Non è
chiaro, invece, cosa significhi possedere
la conoscenza o come si possa far rispettare
questo diritto di proprietà.
Nella terza rivoluzione industriale la conoscenza sostituisce
le risorse naturali (terra ed energia) per la costruzione della ricchezza,
attraverso la generazione delle tecnologie . Ciò eleva l’essere umano al
centro del sistema economico
La più grande incertezza per il singolo, in un’economia
basata sulla conoscenza, è come avere possibilità di carriera in un sistema
dove non esistono carriere.
Solo chi ha interesse per il futuro produce strumenti.
Qualunque cosa dica, chi produce pochi strumenti non prova interesse per il
futuro.
Progresso economico e progresso ambientale sono sinonimi non
contrari. Lo Sviluppo industriale non è nemico dell’ambientalismo. Al
contrario, se si deve migliorare l’ambiente esso è necessario. E’ solo con
lo sviluppo e con tenori di vita più elevati che la gente inizia ad occuparsi
dell’ambiente.
La fortuna è necessaria. Talento, motivazione e costanza da
soli non bastano per arricchirsi.
Le
fondamenta della vita moderna tendono a sgretolarsi, i mercati stanno cedendo il
passo alle reti, e la proprietà è progressivamente sostituita dall’accesso.
Nella new economy, sono le idee, i
concetti, le immagini - non le cose - i componenti fondamentali del valore. Il
capitale intellettuale raramente viene scambiato; rimane, invece, in possesso
del fornitore, il quale lo noleggia o ne autorizza un uso limitato da parte di
terzi. La rapidità dell’innovazione tecnologica e il ritmo stordente
dell’attività economica mettono in discussione la nozione del possesso.
La caratteristica essenziale delle attività economiche è la
connessione, la rete. Integrando l’attività economica di ciascuno in un
reticolo di relazioni reciproche, mutualmente vantaggiose, pensato per
ottimizzare lo sforzo collettivo. Diventa più importantel’accesso temporaneo
a beni e servizi.
I beni materiali si stanno progressivamente smaterializzando:
hoteling, scorte just
in time, smart card, leasing, outsourcing, il
possesso di proprietà di qualunque sorta perde importanza. Il risparmio diventa
un valore sempre meno sentito e rischia di diventare un freno alla crescita
dell’economia . Sono favorite le aziende più ‘leggere’ il cui valore è
misurato più dalle idee che da un patrimonio di beni materiali.
I beni cambiano carattere il loro valore risiede sempre meno
nello scheletro o nel contenitore materiale e sempre più nell’accesso ai
servizi che forniscono, che consentono di avviare una relazione di servizio a
lungo termine con il cliente, di catturarne l’attenzione. La negoziazione di
transazioni discrete sul mercato ha meno importanza della costruzione e
trasformazione in merce della relazione a lungo termine con il cliente.
L’era postmoderne si fonda su assunti che minano alla base
le idee moderne di proprietà e conducono ad una ristrutturazione delle
relazioni umane intorno a principi di accesso. Oggi la teoria del caos, la
teoria delle catastrofi, la teoria della complessità e quella delle strutture
dissipative riflettono la nuova enfasi posta dalla scienza
sull’indeterminatezza, la contingenza, l’interdipendenza e la diversità del
mondo naturale Il nuovo mondo non è oggettivo ma contingente esistono tante
realtà quanti punti di vista . Ciò che osserviamo non è la natura in sé
stessa, ma la natura esposta ai nostri metodi d’indagine.
A.
Giddens Il mondo che cambia
La
globalizzazione non riguarda solo i grandi sistemi, ma influisce anche sugli
aspetti intimi e personali delle nostre vite. Spinge verso l’alto, ma anche
verso il basso, creando pressioni a favore dell’autonomia locale, la nazione
diventa non solo troppo piccola per risolvere i problemi, ma anche troppo ampia
per risolvere quelli piccoli. L’epoca dello stato-nazione è finito, è
diventato mere finzione, istituzioni divenute inadeguate a far fronte ai compiti
loro richiesti
Sono ormai ben pochi gli aspetti dell’ambiente fisico che
non sono stati in qualche modo toccati dall’intervento umano. Questi
rischi sono penetrati profondamente nelle nostre vite quotidiane, ma una attiva
assunzione del rischio sta al centro di un’economia dinamica e di una società
innovativa.
Dagli anni sessanta fortissimi sono stati i
progressi della democrazia in tutto il mondo. Da una parte la rivoluzione
delle comunicazioni ha prodotto una cittadinanza più attiva e informata;
dall’altra la globalizzazione rende più importanza ai problemi mondiali
comuni (ecologia, nucleare, povertà, ecc.). Ciò crea delusione nella politica
in quanto su questi ultimi problemi i politici hanno poco da dire e si rifugiano
nelle forme di comunicazione e di retorica tradizionali.
M. Finazzer Flory I confini della libertà
Il
sistema dei prezzi, secondo Hayek, è un meccanismo capace di un vero e proprio
sistema di comunicazione sociale. E il mercato come processo ottimale per la
raccolta e la trasmissione dell’informazione.
E’ proprio grazie ai prezzi, intesi come informazioni, che ogni giorno,
senza che nessuna autorità o potere lo abbia deciso, le decisioni dei
produttori e le esigenze dei consumatori si rendono compatibili. Rigetta la tesi
secondo cui un’unica autorità centrale possa
risolvere il problema
economico di distribuire una quantità limitata di risorse tra un numero
praticamente infinito di scopi concorrenti, è
invece il mercato a coordinare, in assenza di coercizione, le decisioni e le
esigenze degli individui quando di
volta in volta essi sono produttori e consumatori. La libertà individuale è
necessaria affinché la società si sviluppi. La libertà è essenziale per far
posto all’imprevedibile. Senza discussione, senza una reciproca confutazione delle
diverse opinioni non è possibile sperimentare sistematicamente tutte le
soluzioni possibili. La libertà di opinione è necessaria
proprio per la condizione di conoscenza limitata dell’uomo.
Il socialismo democratico, così come il comunismo, il
fascismo e il nazismo producessero inevitabilmente il totalitarismo, attraverso
una visione “religiosa” dello Stato, di una politica come processo
catartico, della credenza in un finalismo della storia.
L’avvento
delle nuove tecnologie dell’informazione e della telecomunicazione (Ict) ha
creato un nuovo contesto economico. Lo spazio economico diventa virtuale.
Emerge, parallelamente, un modello d’impresa ‘smaterializzata’, una sorta
di contenitore, vuoto al proprio interno e attivo solo attraverso reti esterne.
Grazie ad un processo di decentramento all’esterno di tutte le attività non
strategiche, essa appare estremamente agile e flessibile. Occorrono dunque nuovi
modelli interpretativi in grado di cogliere la centralità dell’informazione e
della conoscenza. Questi due fattori rappresentano gli strumenti per
fronteggiare la complessità.
La teoria dell’intermediazione finanziaria ha fino a oggi
identificato l’informazione come fattore produttivo riservato
dell’intermediario, ma questo classico paradigma pare destinato a una radicale
reimpostazione per la circostanza che l’informazione è sempre più
accessibile, diffusa, condivisa e pubblica. In presenza di questo fenomeno, il
vero fattore di valore dell’avviamento dell’intermediario finanziario non
sarà più soltanto l’informazione posseduta (sempre meno riservata e
riservabile), bensì la capacità di trasformare l’informazione in conoscenza,
competenze, servizi che abbiano un valore distintivo in relazione alla capacità
concreta di soddisfazione dei bisogni del cliente.
Conseguentemente dovrà essere riesaminato un altro classico
assunto della teoria dell’intermediazione finanziaria: quello
dell’asimmetria informativa, che riconosce all’intermediario finanziario un
vantaggio strutturale rispetto al cliente. In situazione di informazione diffusa
e poco costosa, lo svantaggio strutturale del cliente non si configura tanto
come insufficienza e incompletezza dell’informazione economicamente
disponibile, quanto come incapacità soggettiva - per ragioni di costo e di
cultura - di impiegare la copiosa informazione disponibile. Al fatto
dell’asimmetria informativa tende a sostituirsi una concreta situazione di
‘asimmetria intellettiva’, cioè l’incapacità/impossibilità del
potenziale utente di fare un uso corretto e completo dell’informazione.
In Internet il mercato diventa dominato dal compratore, il
quale deve essere guidato, facilitato e aiutato nelle decisioni di acquisto per
poter scegliere tra le opportunità moltiplicate dalla globalizzazione dei
mercati. Il prodotto diventa servizio che assume connotati di
personalizzazione nello scambio interattivo, attraverso la composizione
di tanti prodotti elementari assemblati. Diventa importante l’attività di
brokeraggio e l’assemblaggio dei prodotti. Internet non è soltanto un canale
tecnologico alternativo a quelli tradizionali, bensì un vero e proprio spazio
di mercato in cui valgono regole di comportamento, modelli competitivi,
impostazioni strategiche sostanzialmente nuove.
L’attività principale, il core
business, della banca consisterà sempre più nel gestire, trasferire e
scambiare informazione finanziaria o comunque rilevante per le decisioni
finanziarie: l’intermediazione e il trasferimento di capitali finanziari e le
transazioni connesse (acquisti, vendite, pagamenti, trasferimenti, ecc.)
diventeranno sempre più ‘sottoprodotti’.
Le banche sul Web avranno due alternative: considerare
Internet come un nuovo canale distributivo ove trasferire i servizi
digitalizzabili o ridefinire il proprio modello distributivo e il modello
produttivo decomponendo la catena del valore, perdendo anche un’identità
specifica settoriale, confrontandosi con nuovi competitors,
qualunque operatore può appropriarsi di parti della banca e farne business a sé
stanti.
La trasformazione della banca è un’opportunità, il punto
di partenza di una strategia di e-commerce
che abbia, sia nel business to consumer
(B2C), ma soprattutto nel business to
business (B2B), nuove e più ricche fonti di reddito (corporate banking, e-procurement,
portali multiservizio). Il fattore chiave per la riuscita di questa strategia è
quindi la capacità di integrare i numerosi database,
che attualmente sono associati ai prodotti, in un unico data warehouse centrale alimentato e interrogabile attraverso tutti
i canali e nel quale l’entità di riferimento è il cliente.
Il mercato delle
information and telecommunication technology related industries
presenta difficoltà nel reperimento di risorse finanziarie in relazione
all’alto rischio tecnologico e commerciale, alle caratteristiche immateriali
degli asset disponibili e all’elevata entità delle risorse necessarie. La
massimizzazione del valore dell’impresa debba avvenire attraverso il ricorso
al capitale di rischio, il credito bancario può risultare una scelta
sub-ottimale. Diventa importante il ruolo svolto nei mercati finanziari dai venture
capitalist, dalle merchant banks e
dai fondi chiusi.
In passato le banche italiane (e non solo queste) hanno
goduto di due vantaggi: il
protezionismo della loro attività ispirato dalla necessità di garantire
la loro stabilità e la rendita di posizione dovuta alla loro
localizzazione fisica (lo sportello). Lo spazio virtuale creato dalla rete web
abbatte le barriere fisiche, ossia annulla i vantaggi posizionali degli
sportelli bancari e amplia le possibilità di libera competizione. Il mutamento
di ‘filosofia’ nei confronti del mercato abbatte inoltre le barriere
istituzionali.
Nell’approccio prudenziale diverrà sempre più importante,
per assicurare stabilità ed efficienza del sistema bancario, la qualità
dei manager e la quantità di
capitale di rischio, che nasce dall’equilibrio tra gli effetti disciplina
esercitati dagli azionisti, dai depositanti, dalla vigilanza. Le banche sono
infatti imprese speciali in quanto la dotazione di capitale di rischio
(azionisti) è molto inferiore a quella di capitale di debito (depositanti e
possessori di obbligazioni). In più la prevalenza quantitativa del capitale di
debito si unisce a poteri di indirizzo e controllo molto deboli. Il rischio è
di avere manager irresponsabili, perché poco incentivati e monitorati nel senso
di una gestione efficiente e sana. Se poi il capitale di rischio è anche in
mano pubblica, i rischi di gestioni
inefficienti e imprudenti - fino alla fraudolenza - si moltiplicano. Ecco dunque
emergere il ruolo delle autorità di controllo come arbitro attivo di un sistema in cui deve crearsi sempre più un
circolo virtuoso tra efficienza dei manager, effetto disciplina degli azionisti
privati, effetto disciplina dei depositanti. L’azione di vigilanza e
regolamentazione deve innanzitutto individuare i meccanismi più efficaci per
fornire informazioni sulla qualità del management di ogni banca a tutti i
soggetti interessati (stakeholders).
Se il management è di scarsa qualità, occorre che i relativi rischi siano
sopportati in prima battuta dai detentori di capitale di rischio, non dai
depositanti. Da qui tre indicazioni: accelerare i processi di privatizzazione,
rafforzare i processi di ricapitalizzazione, migliorare il sistema di
assicurazione dei depositi.
Le
tecnologie avanzate hanno provocato una discontinuità, una rottura, un salto
qualitativo rispetto ai normali cicli congiunturali.
Nel mondo immateriale l’abbondanza di un prodotto ne
aumenta il valore intrinseco, l’utilità cresce con la diffusione e la
banalizzazione dell’innovazione, la logica della rete tende anche a
sconvolgere le gerarchie, a democraticizzare i processi decisionali.
La flessibilità è diventata un’arma nelle mani di chi
possiede la merce più scarsa, cioè il lavoro.
In un mondo così mobile l’autorità delle tradizionali gerarchie
aziendali non gode più del
rispetto di una volta. L’influenza della New Economy sull’etica del lavoro
ha quindi molte facce. L’aspetto senza dubbio più positivo è una tendenza
all’emancipazione, connessa alla perdita di autorità delle gerarchie.
L’importanza attribuita alle conoscenze e alle capacità
personali (individualismo, meritocrazia, etica della responsabilità e rottura
con lo Stato paternalista) pone il problema della fruibilità della formazione e
della equità distributive delle conoscenze. L’accesso alle conoscenze diventa
fondamentale alla diffusione egualitaria del sapere.
U.
Filotto E-finance E-commerce
Internet
determinerà una trasformazione radicale del settore che comporterà un
cambiamento profondo nel modello di impresa bancaria. Si verificherà una
significativa selezione degli operatori attualmente presenti. Accanto ad essi si
svilupperanno nuovi soggetti la cui attività sarà anche, ma non
esclusivamente, l’offerta di servizi finanziari.
L’immaterialità, il contenuto fiduciario e la forte
interattività sono caratteristiche, non esaustive, dell’attività
finanziaria, la potenzialità della finanza on-line va ben oltre un mero effetto
sostitutivo a costi minori. Quello che si crea è un nuovo mercato, con
potenzialità nuove e dirompenti.
La rete ha, per il sistema bancario, tutte le caratteristiche
di una disruptive innovation.
In questo scenario non sembrano esservi prospettive per
l’industria bancaria tradizionale. A fronte del crescente grado di maturità
della propria tecnologia e del proprio business a esse non resta che procedere a
fusioni e consolidamenti che consentano di comprimere i costi, sfruttare le
economie di scala che si manifestano nella fase terminale della tecnologia. Le
banche non possono rinunciare a puntare sull’e-finance attraverso strutture
distinte cui far convergere quelle tradizionali.
Prodotti nuovi e vecchi saranno liberato dal contesto fisico
e convertiti in prodotti digitali che possono essere scambiati in rete e pagati
con moneta digitale. Con la digitalizzazione e i sistemi di pagamento digitali,
il mercato elettronico diventa separato ed indipendente che non ha bisogno di
presenza fisica. Le nuove tecnologie, quail il Web, la firma digitale e la
criptazione, la moneta elettronica, sono
i mezzi di scambio del nascente mondo del commercio elettronico.
L’ingresso della virtualizzazione di beni, procedure,
processi ecc. Trasforma tutti gli oggetti, vicini e lontani, e tutti gli eventi,
passati e futuri, in pura informazione, permettendo la rimozione dei vincoli di
tempo, spazio e forma. Le principali conseguenze sono: la convergenza economica
dei settori e l’integrazione dei mercati dei beni e servizi. Non si
rintracciano più confini tra i settori orizzontali ma anche i confini verticali
nella filiera delle attività. Le tre fasi (produzione di contenuto,
aggregazione di contenuto e distribuzione di contenuto) diventano un distinto
territorio di scontro competitivo tra operatori provenienti da settori diversi.
La catena di valore tradizionale
nella dimensione digitale può scomporsi e il valore offerto può essere
idealmente ricondotto all’area del contenuto della relazione commerciale, ai
servizi ancillari ovvero alla rete di collegamento.
Ciascun operatore singolarmente o attraverso partnership e
co-branding potrebbe integrare più funzioni insieme per gestire relazioni con
la clientela sempre più complesse ed integrate.
In sintesi, lo sviluppo del commercio elettronico contribuirà
a modificare in modo sostanziale le
strutture e le relazioni di mercato, con un decisivo miglioramento del benessere
del consumatore, che acquisirà maggiore potere nelle relazioni economiche
(personalizzazione del prodotto attraverso la partecipazione nella fase
produttiva, qualità dei servizi, rapidità, nuovi servizi, contenimento dei
prezzi). Mentre per le imprese più dinamiche si apriranno numerose aree di
opportunità.
Il
primo ingresso delle banche in rete, in molti casi, ha avuto come risultato
quello di replicare l’attività tradizionale. Da principio il sito della banca
promuove l’immagine, successivamente offre una serie di informazioni sulla
stessa e sui servizi offerti; segue poi un grado di operatività intermedia,
sino a quando essa si caratterizza per un’attività completa. Questa scelta
nel breve periodo permette di avvicinare e/o trasferire alcuni gruppi di clienti
in rete, ma occorre sviluppare una massa critica di traffico in rete, che può
essere più agevolmente ricercata e conseguita ampliando il focus dell’attività via Internet e cioè facendo evolvere
l’attività di banca virtuale verso quella di CE. Il CE per le banche, oggi,
è un’opportunità strategica, ma più passa il tempo e più esso diventa una
strada quasi-obbligata. Nuovi e aggressivi concorrenti extra-bancari, ricercando
una focalizzazione eccellente su alcune fasi della catena oltre ad integrarsi
lungo le principali funzioni dell’industria dei servizi finanziari.
La maggiore capacità comparativa assicurata dal canale
elettronico tende inoltre a trasformare i prodotti creditizi in commodities,
mutando così i consumatori in soggetti più price-sensitive
e meno leali nei rapporti contrattuali, svincolati dalla loro localizzazione
geografica. Si riducendo così fortemente la segmentazione dei mercati.
Le banche devono ribaltare la logica da ‘produttore’ e
adottare una prospettiva di tipo distributivo cambiare i contenuti della
propria offerta e reinterpretare il proprio ruolo. Occorre un approccio
estremamente flessibile e creativo, essenzialmente basato su una logica
di apprendimento.
Caputo
Nassetti F. Fabbri A. Trattato sui contratti derivati di credito
Il
rischio di credito implicito nell’attività bancaria viene solitamente gestito
dalla maggior parte degli istituti di credito nel nostro paese attraverso
metodologie che sono incentrate sulla valutazione del merito di credito del
cliente e, solo in alcuni casi, sulla ricerca di un’efficace diversificazione
del proprio portafoglio crediti. Il problema alla base dell’approccio
tradizionale alla gestione del rischio di credito consiste nel fatto che
l’attività di sviluppo commerciale (origination)
è vista come inscindibile dal processo di investimento
e, quindi, il rischio di credito stesso viene gestito per mezzo del processo di origination
e non per mezzo del processo di investimento. In tempi recenti
tecniche innovative quali quelle della securitization e della vendita sul
mercato dei prestiti detenuti in portafoglio hanno permesso alle banche di
separare il processo di origination da
quello di investimento.
Il costo del funding condiziona l’operatività delle
banche, le quali utilizzano tale valore come benchmark in termini di rendimento
di una determinata transazione. Le banche tendono ad investire in attività con
un rendimento superiore al loro costo del funding. Ciò significa investire in
attività che hanno un profilo di rischio pari o superiore a quello della banca
stessa. Si può quindi innestare una spirale perversa che può far sì che, in
situazioni di congiuntura economica negativa, alcune banche, vedendosi innalzare
sempre più dal mercato il costo del funding, siano costrette ad investire
maggiormente in attività molto rischiose e, quindi, al seguito del deteriorarsi
continuo del profilo del rischio complessivo assunto, falliscano.
von
Hayek F.A. Legge, legislazione e libertà
Il
razionalismo costruttivista derivante dal pensiero cartesiano conduce alla falsa
consapevolezza che le istituzioni e le regole di condotta sono state progettate
dalla mente umana la quale predomina su tutto ciò che la circonda. La completa
razionalità delle azioni richiede però la conoscenza completa in una singola
mente di tutti i fatti rilevanti. Viceversa la necessaria e inevitabile
ignoranza insieme all’interazione degli uomini comporta l’utilizzo di molta
più conoscenza dispersa di quella che ciascuno può possedere. La ricerca della
maggiore efficacia della ragione richiede il prendere in considerazione i limiti
della ragione cosciente e il riconoscere che noi traiamo vantaggi da processi di
cui non siamo perfettamente consapevoli.
Esistono strutture che sono il prodotto dell’azione di
molti uomini ma che non sono il risultato di una progettazione umana: gli ordini
molto complessi possono essere raggiunti solo mediante il gioco delle forze che
portano alla formazione di ordini spontanei
che non hanno uno scopo particolare. Queste sono il prodotto di un
adattamento da parte degli elementi individuali ad un gran numero di circostanze
e fatti particolari (teoria del caos) che nella loro totalità non hanno bisogno
di essere noti ad alcuno. La creazione di un ordine spontaneo è pertanto
affidata a regole non create deliberatamente e indipendenti da qualsiasi scopo,
applicabili ad un numero ignoto e indeterminabile di persone e situazioni. Il
guidare le azioni individuali mediante regole piuttosto che comandi specifici,
rende possibile utilizzare quelle conoscenze che nessuno possiede per intero e
addivenire così a società complesse.
La condizione di libertà produce le migliori condizioni in
cui gli individui possono raggiungere le loro mete. Gli sviluppi del pensiero
giuridico appare pervaso da una concezione del diritto costruttivista volto a
sacrificare il principio della libertà per il raggiungimento di fini
particolari, che trasformerebbero l’insieme delle norme individuali di
condotta in un sistema di regole di organizzazione, portando verso un ordine
totalitario.
Che in ogni legge sia, possa essere, e debba essere, il
prodotto della libera invenzione del legislatore
è di fatto falsa, un erroneo prodotto di quel razionalismo
costruttivista, gli individui hanno imparato ad osservare (e sanzionare) regole
di condotta molto prima che tali regole potessero venir espresse in forma
verbale.
Sebbene le regole di mera condotta siano innanzi tutto il
prodotto di un’evoluzione spontanea, il loro graduale perfezionamento richiede
gli sforzi deliberati dai giudici per adattare le norme scritte alle nuove
situazioni e proteggere le aspettative dei singoli sulla base di un sistema di
relazioni astratte basate su principi generali di universale applicazione, allo
scopo di mantenere le condizioni affinché i singoli possano perseguire i propri
scopi individuali.
Il principale interesse
dei corpi legislativi è sempre stato quello di controllare e
regolamentare l’azione del governo. Successivamente divennero in grado si
comandare qualsiasi cosa piacesse loro semplicemente chiamando ‘leggi’ i
propri comandi anziché limitarsi, da un lato al sanzionamento delle regole
generali di mera condotta, e dall’altro la direzione dell’organizzazione
creata per fornire vari servizi alla totalità dei cittadini. L’attribuzione
di scopi sociali al governo ha portato alla “legislazione sociale” il cui
fine è dirigere l’attività verso fini particolari e a beneficio di gruppi
particolari, producendo così una progressiva trasformazione dell’ordine
spontaneo della società in quello di una organizzazione.
La norma di mera condotta deve essere ‘astratta’
(applicabile ad un numero ignoto di casi futuri), negativa (proibisce per
proteggere le sfere all’interno delle quali l’individuo è libero di agire)
e universale (applicata a tutti i casi concreti in quanto indipendente da fini
specifici) affinché realizzino l’ordine spontaneo. L’ingenua
interpretazione costruttivistica dell’origine delle istituzioni sociali, che
presume che siano il prodotto della volontà di qualcuno, pone l’origine della
società in un contratto sociale (la legge determina il giusto anziché il
contrario) e oblitera la distinzione tra norme di mera condotta e norme di
organizzazione, consentendo così la coercizione per entrambe (e quindi anche
per fini particolari). Il positivismo giuridico è diventato il supporto
ideologico dei poteri illimitati della democrazia e saranno i fini particolari
di quella maggioranza a determinare cosa sia la legge.
L’ordine dei mercati consente agli uomini di vivere insieme
pacificamente e in libertà arrecandosi mutualmente benefici senza doversi
accordare sugli scopi specifici che individualmente perseguono, traendo vantaggi
dalla capacità e dalla conoscenza degli altri: maggiore è la diversità dei
fini, più grande sarà il beneficio dei singoli; l’obbligo di concordare i
fini comporta una lotta per accaparrarsi i mezzi. Il compito dell’attività
economica consiste nel riconciliare gli scopi attraverso il migliore utilizzo
dei mezzi e delle conoscenze, attraverso le informazioni incorporate nei prezzi.
La politica non deve essere allora guidata dalla lotta per il raggiungimento di
scopi specifici, ma deve essere diretta alla realizzazione di un ordine
astratto.
Quel particolare processo che abbiamo scelto per accertare ciò
che chiamiamo “la volontà del popolo” conduce a risultati che hanno ben
poco a che vedere con qualcosa che meriti di essere chiamato “volere
comune”. La sovranità della legge è stata confusa con la sovranità del
parlamento che chiama “legge” tutto quello che emana e non ha, pertanto,
alcuna restrizione: le istituzioni democratiche non sono limitate dal primato
del diritto. Il termine “democrazia” indica invece un metodo per determinare
decisioni politiche che consente un avvicendamento pacifico del potere. L’idea
che tutto quello che sia deciso dalla maggioranza è per sua natura giusto
comporta l’arbitrio della maggioranza.
La concorrenza è essenzialmente un processo di scoperta, una
procedura che prende in considerazione più fatti obiettivi potenzialmente utili
rispetto a qualsiasi altra. Giunge all'utilizzo massimo e ottimale delle
conoscenze e stimola la specializzazione. La concorrenza è l'unico metodo
conosciuto per utilizzare le conoscenze e le capacità che altri possono avere.
Ciò che minaccia di distruggere l'ordine di mercato non è l'azione egoistica
degli imprenditori, ma quella dei gruppi organizzati che conquistano poteri
tramite l'azione del governo.
Cuneo
G. Il successo degli altri
Lo
sgretolarsi del concetto di impresa come piramide gerarchica e l’abbondanza
nel sistema aziendale di persone competenti e motivabili permette di creare
innovazione attraverso le persone. Il compito di una impresa che opera in un
contesto di turbolenza è di scatenare le potenzialità dei propri manager e
partner; si passa così dall’impresa monolitica, in cui sono tutti dipendenti,
all’impresa rete in cui quasi tutti sono diventati imprenditori
(professionisti, fornitori, partner, ecc.).
La
raccomandazione che si può dare ad un manager oggi è di rimettere
sistematicamente in discussione tutto, di esporsi il più possibile e in
contesti diversi, non rimanere prigionieri di modelli obsoleti. C’è bisogno
di apertura, di soluzioni innovative, di volontà e capacità attuativa, ma
soprattutto, di pensare in modo libero.
Occorre sviluppare al massimo le capacità percettive
dell’azienda per riconoscere in anticipo il modo in cui si strutturerà il
gioco competitivo in futuro, costruire una leadership
in un settore specifico di conoscenza per gestire le discontinuità.
Quello che conta più di tutto
non è dirigere, coordinare e controllare ma creare meccanismi attraverso
i quali le persone prendono in modo decentrato decisioni coerenti con
l’obiettivo di soddisfare i clienti.
L’impresa, anche se gestita in modo ottimale deve essere in
grado di cambiare ma soprattutto di
percepire il cambiamento attraverso un forte apprendimento, capacità di
ridisegnare l’impresa per tempo e gestire contemporaneamente la competizione
di oggi pensando anche a quella di domani.
Schmidheiny S. Zorraquìn F. Finanziare il cambiamento
Nell’affrontare
l’obiettivo immediato dell’eco-efficienza e quello dello sviluppo
sostenibile, i grandi gruppi industriali devono tenere conto della
internalizzazione dei costi ambientali, ossia
del principio secondo il quale chi inquina paga. Il fondamento dello sviluppo
sostenibile è un sistema di mercati aperti e competitivi
nei quali i prezzi vengano determinati in modo da tenere conto dei costi
di tutte le risorse, incluse quelle ambientali anche mediante l’impiego di
strumenti economici quali tasse, oneri e autorizzazioni negoziabili .
E.N.
Luttwak S. Ceprerio Verratti Il
libro delle libertà
Ognuno
deve cercare la sua felicità per la via che
gli appare buona purché non leda l’altrui libertà di tendere ad un analogo
fine. Un governo basato sul principio della benevolenza verso il popolo come un
padre verso i suoi figli che non sanno decidere cosa sia veramente utile o
dannoso, così che solo i giudizi del governo determinano come debbono essere
felici è il massimo del dispotismo, non determina libertà ma dipendenza ,
schiavitù spirituale, conformismo. La libertà individuale è la vera libertà
moderna, quella politica ne è la garanzia: far prevalere quest’ultima
significa dare diritto ai governi di esercitare una supremazia sugli individui
e negare la libertà individuale. I diritti dell’uomo non corrono mai
tanto pericolo di essere sopraffatti come quando domina il numero, in cui la
volontà dei più domina la legislazione e costringe i meno ad uniformarsi alla
volontà dei più.
Il
liberalismo nega l’egualitarismo, che perviene alla tirannia. La libertà dal
bisogno materiale ha prodotto i totalitarismi.
Lo
Stato è un gruppo di persone che possiede in comune le leggi dello Stato. E’
un possesso comune di un popolo nella sua capacità corporativa. Obbediamo alle
leggi per essere liberi. Le leggi sono le condizioni con le quali gli uomini si
uniscono in società sacrificando una parte delle loro libertà per goderne la
restante con sicurezza e tranquillità. La somma delle libertà sacrificate
forma la sovranità.
Il
diritto è un ordinamento del comportamento umano; la giustizia implica un
giudizio morale su ciò che è buono e giusto, è relativa ad un sistema di
valori, è soggettiva, costituisce un fine. Le due cose sono perciò
inconciliabili. Il potere giudiziario fa da arbitro, si può pronunciare solo su
casi particolari, può agire solo quando è richiesto.
Dove
sovrane solo le decisioni (dell’assemblea, del monarca) e non le leggi, vi è
dispotismo.
La
volontà del popolo significa volontà della parte del popolo più numerosa e
attiva che può desiderare di opprimere l’altra parte (tirannia della
maggioranza). E’ necessario proteggersi dalla tirannia dell’opinione e del
sentimento dominante, dalla tendenza della società ad imporre come norme di
condotta le proprie idee e usanze a chi dissente e ostacolare lo sviluppo delle
individualità discordanti. Ciò che si deve rimproverare al governo democratico
è la scarsa garanzia contro la tirannide quando vi è l’onnipotenza della
maggioranza. Le istituzioni sono veramente democratiche quando sono in grado di
controllare chi comanda: elezioni periodiche che consentono di sbarazzarsi di un
governo senza spargimento di sangue e un governo veramente rappresentativo: Le
istituzioni devono essere come fortezze: essere ben progettate e gestite e che
possono essere riformate attraverso l’uso della ragione, non della violenza.
Il
fondamento della democrazia è nella discussione pubblica: una piccola minoranza
può controllare l’operato di una grande maggioranza e limitare
l’onnipotenza della burocrazia. La tirannia della maggioranza si può
verificare quando un’assemblea riassume in sé tutto il potere legittimo.
Il
capitalismo ha favorito la libertà e la democrazia e s è trasformato: da
capitalismo industriale (1850-1940) a capitalismo del welfare
(1940-1990) e infine a turbocapitalismo globalizzato che mette in concorrenza le
nazioni e fa perdere potere alla volontà democratica dei cittadini (ma non dei
consumatori).
Lo
spirito dell’individualismo razionalista è l’essenza del capitalismo.
L’impresa tiene in moto e trasforma continuamente il mercato: il capitalismo
è un processo evolutivo che non è mai stazionario. Gli economisti considerano
solo una forma di concorrenza, quella dei prezzi, mentre quel che conta è la
concorrenza creata dalla nuova merce, tecnica, organizzazione, che determina un
vantaggio decisivo di costo e di qualità. La distruzione creatrice è figlia
dell’irrequietezza tipica della modernità, caratterizzata
dall’individualismo e dall’autodeterminazione, dallo spirito di conquista.
Il
miglioramento delle condizioni economiche può attuarsi solo nella fede nel
principio della libertà, nella
libera concorrenza e nel libero svolgimento dell’uomo morale e intellettuale:
libertà politiche ed economiche devono procedere insieme.
T.L.
Friedman Le radici del futuro
Il
sistema della globalizzazione ha come elemento dominante l’integrazione, la
connessione, la condivisione e si basa sul capitalismo di mercato. La sua
dimensione tecnologica porta alla velocità e alla rapida obsolescenza
determinata dall’innovazione e quindi alla distruzione creativa come
fondamento economico.
A
spazzare via i muri è stato l’effetto combinato di tre fondamentali
cambiamenti: nel modo di comunicare, investire e conoscere il mondo. Il primo e
più importante cambiamento consiste nel modo in cui gli individui comunicano
tra loro, la possibilità di mettere insieme tecnologie, materie prime e risorse
finanziarie per produrre – del tutto o in parte – beni e servizi altamente
complessi e a qualsiasi individuo di accedere alla conoscenza e di applicarla.
Internet rappresenta la massima espressione della democratizzazione
dell’informazione: questa ha avuto effetti rivoluzionari, abbatte
drasticamente il costo di creare, distribuire e archiviare informazioni,
aumentandone contemporaneamente la disponibilità; spezza i monopoli
dell’informazione.
Alla
fine degli anni ottanta è stata conferita al consumatore la possibilità di
comunicare le proprie preferenze e di spostarsi rapidamente. I prodotti e i
servizi si trasformano in commodity
molto velocemente. Ciò comporta che ogni prodotto deve trasformarsi in servizio
e deve essere personalizzato sul consumatore.
La maggior parte delle informazioni necessarie per risolvere la maggior
parte dei problemi sono nelle mani di persone alla periferia
dell’organizzazione, qualunque gerarchia che si basi sull’esclusione
dall’informazione non può più funzionare. Adesso, ha più valore il gioco di
squadra. Il decentramento del potere si basa sulla condivisione della conoscenza
che velocizza il processo di sperimentazione e innovazione.
Nell’era
della globalizzazione si dà per scontata l’applicazione dei principi del
libero mercato, quello che conta diventa la qualità dello stato (che diventa
sempre più piccolo, meno burocratico e più veloce, che non soffoca i mercati né
li lascia totalmente privi di controlli), del sistema giuridico
e finanziario e della gestione dell’economia.
Le
caratteristiche delle nazioni e delle imprese cominciano a convergere. I
cittadini chiedono che la cosa pubblica venga gestita efficacemente per
raggiungere i risultati richiesti, come un’azienda ben gestita. A determinare
la prosperità di un paese non sono più le risorse naturali ma il modo in cui
è gestita l’economia e le istituzioni: il suo grado di connessione, spina
dorsale del commercio, istruzione e comunicazione; quanto innova e realizza
efficaci combinazioni tra produzione, ambiente e diritti umani.
La
globalizzazione può essere sostenibile se garantisce che il progresso arrechi
vantaggio a quanti più individui possibili, nel maggior numero di paesi ogni
giorno: deve essere democratizzata. Il ruolo del governo è allora quello di
incentivare l’imprenditorialità, offrire formazione per i lavoratori travolti
dalla rapida evoluzione del contesto economico per accrescere le loro capacità
di scelta; aiutare chi non è in grado si cavarsela da solo.
U.
Beck I rischi della libertà
L’individualizzazione,
cioè la dissoluzione di forme di vita sociale precostituite (famiglia, classe,
rione, ecc.), comporta per l’individuo di agire per decidere continuamente in
un ambiente caratterizzato da uno stato di pericolo permanente (lavoro,
competenze, ecc.).
La
vita perde la propria naturale ovvietà: ciò che prima era un comportamento
scontato o fatti ritenuti naturali, ciò che prima era prerogativa di Dio, ora
sono comportamenti che devono essere decisi (la procreazione, il ruolo della
donna nella famiglia, ecc.). Anche il matrimonio viene individualizzato e viene
considerato un’impresa rischiosa.
Non
vi è una caduta dei valori, ma un conflitto tra vecchi e nuovi: nuove priorità
su aspetti immateriali quali la qualità della vita e il tempo, rispetto alla
crescita e al lavoro. L’individualismo significa anche considerare il prossimo
come un altro individuo, non come un appartenente ad un altro gruppo, è più
tollerante ed è anche altruista, in quanto l’autorealizzazione si attua anche
con l’accogliere e l’aiutare. La mobilità è un valore in quanto il
cambiamento arricchisce e il posto di lavoro a vita viene considerato
un’imposizione.
Il
riconoscimento giuridico dei diritti della libertà non garantisce l’esistenza
reale del diritto che deve essere rinnovato e riconquistato costantemente con
l’azione. Lo stato nazionale perde il proprio collante soprattutto con
riferimento ai grandi problemi sopranazionali (ecologia, economia, tecnologia).
Finalmente
gli uomini si confrontano come individui, non in relazione alle loro differenze
e alle loro appartenenza. Ognuno deve confrontarsi e assumere il punto di vista
dell’altro, dialogare con le culture diverse per arrivare al riconoscimento
delle differenze. L’eguaglianza delle condizioni non è livellamento in quanto
presuppone le differenze, ma è l’eguaglianza di fronte alle leggi e la fine
delle differenze ontologiche.
Se
in passato la forza propulsiva dell’integrazione sociale erano la religione,la
creazione di coesione sociale è ora affidata alla capacità di afferrare e
mettere in pratica i diritti di libertà creando obiettivi e legami sociali
attraverso la libera associazione fondata sulla moralità e sulla solidarietà
che non possono che essere spontanee.
M.
Baravelli A. Viganò (a cura di) L’internal audit nelle banche
Nel
contesto del controllo interno, mentre non diminuisce l’importanza del
controllo orientato alla semplice individuazione di errori e irregolarità, si
accresce l’importanza del
controllo orientato al miglioramento. Si spiega così l’evoluzione della
tradizionale funzione ispettiva, basata sull’osservanza di regole e procedure
(controllo a norma) verso la funzione più avanzata
di internal audit orientata a salvaguardare l’efficienza manageriale
attraverso la valutazione dell’affidabilità
dei sistemi di governo aziendale e della qualità delle scelte
strategico-organizzative.
I
rischi connessi all’attività bancaria sono sempre più numerosi, difficili da
individuare, misurare e controllare. Per far fronte a tali rischi e assicurare alla banca una sana a prudente gestione, il
consiglio di amministrazione e l’alta direzione della banca hanno la
responsabilità di organizzare un controllo interno efficace ed efficiente,
tenuto conto delle dimensioni, delle attività svolte e della complessità
ambientale.
Il
potenziamento della funzione di controllo di tutti
i rischi della banca e
l’introduzione di una funzione di revisione interna mettono in discussione il
tradizionale assetto dei controlli, evidenziano un forte fabbisogno di
cambiamento. Si osserva, infatti, sia un problema di ‘’trasformazione
culturale’’ sia un problema di riorganizzazione della funzione di internal
audit.
Esistono
rilevanti nuovi rischi da monitorare, quale il rischio strategico, che consiste
essenzialmente nel rischio di incoerenza della strategia della banca rispetto ai
mercati di riferimento e fra strategia e struttura organizzativa, e il rischio
organizzativo, consistente nell’esistenza di punti deboli nella variabili del
sistema organizzativo, quali l’adeguatezza delle risorse rispetto agli
obiettivi, che consentono alla banca comportamenti coerenti rispetto
all’azione strategica e alla politica aziendale, che si riflette sulla cultura
aziendale rivolta al controllo e sul grado di consapevolezza dei rischi da parte
del vertice aziendale.
La
cultura dei controlli, che deve essere diffusa dal vertice aziendale e
assimilata da tutti i dipendenti, risulta essere la comprensione delle relazioni
tra rischio e rendimento e quindi implica una visione imprenditoriale che si
contrappone ad una malintesa concezione del controllo come sinonimo di
avversione al rischio. Ciò implica che ciascuno sia responsabile delle proprie
scelte e debba rendere conto a qualcun altro del proprio operato e una filosofia
di responsabilizzazione diffusa. L’accountability
diventa così un valore pervasivo.
D.Peppers M. Rogers Impresa One to One
Il
marketing 1:1 sfrutta il potenziale del database clienti e della comunicazione
interattiva per vendere ad un solo cliente alla volta il maggior numero di
prodotti e servizi per l’intera durata della relazione di clientela.
Mentre
la competizione tradizionale si basa sullo sfruttamento dei mercati aggregati o
group markets costituiti da clienti indistinguibili, oggi il campo di battaglia
si va progressivamente spostando verso il singolo cliente, chi adotta il
marketing aggregato vuole vendere un particolare prodotto al maggior numero
possibile di nuovi clienti. Con un modello customer-driven
è l’azienda che fornisce prodotti e servizi altamente personalizzati a
ciascuno dei suoi clienti - che siano consumatori o aziende - basandosi
sull’interazione con essi e sul feedback
che da questi ottiene, cerca di soddisfare il maggior numero possibile dei suoi
bisogni.
L’impresa
1:1 sfrutta il dialogo interattivo col cliente e la personalizzazione di massa
dei prodotti e servizi. E’ un processo che coinvolge l’intera organizzazione
aziendale e implica una relazione di apprendimento col cliente. Quest’ultima
crea un vincolo che rende la fedeltà un valore per il cliente, difficilmente
scalfibile dalla concorrenza (lock-in).
La customizzazione, ossia la realizzazione di un prodotto conforme alla specifica
richiesta del singolo cliente, consente
all’impresa di riservare a ciascun cliente
un trattamento diverso senza
costringerlo a percorrere il complesso iter delle continue scelte. La tecnologia
digitale permette di realizzare in
quantitativi di massa prodotti e servizi personalizzati a costi
convenienti. Stabilisce un legame diretto fra il comportamento
dell’impresa e i bisogni specifici del singolo cliente, ponendo l’impresa in
condizione di stabilire con quel cliente una relazione di apprendimento.
L’impresa
apprende e il cliente insegna.
A creare un solido legame di fedeltà è l’interazione
di queste due attività. Attraverso il proprio sforzo il cliente accresce
il valore che l’impresa ha per lui.
La relazione di apprendimento garantisce fedeltà e tutela i margini unitari
dell’impresa.
Per
stabilire una valida relazione di apprendimento è importante individuare ogni
pur modesta opportunità di memorizzare le differenze tra i clienti.Anche il
prodotto generico, la commodity, è in realtà un insieme di beni fisici, di
servizi complementari, di tempi di consegna, di fatturazione e di altri elementi
che raramente hanno caratteristiche generiche. I prodotti che vendiamo sono in
realtà assai più complessi di quanto siamo portati a credere. L’innovazione
di prodotto ha vantaggi reali ma transitori (monopolio contendibile); la
customizzazione crea una relazione di apprendimento
che garantisce il vincolo di fedeltà..
T.A.
Bass Sbancare Wall Street
L’economia
mondiale è un sistema complesso costituisce un esempio di una adaptative nonlinear network dei sistemi caratterizzati da molte
interazioni non lineari tra un vasto numero di agenti in mutazione.
I
mercati finanziari sono un prodotto dell’agire umano e gli esseri umani sono
creature irrazionali che si lasciano condizionare dalle tendenze, che si muovono
in branco. Questo lascia prevedere la presenza di strutture nei mercati, di
prevedibilità nella turbolenza che può essere descritta e calcolata, di anelli
a retroazione.
La
legge fondamentale che governa i mercati finanziari è che il loro spazio
matematico tenderà a diventare sempre più astratto.
Il
mercato è l’aggregato dei suoi partecipanti. I prezzi sono al tempo stesso un
risultato finale e dei mezzi di comunicazione. I mercati sono un processo
autorganizzato e in evoluzione che non è perfettamente efficiente, ma sembra
migliore di tutte le alternative disponibili.
K. Ohmae Il continente invisibile
Nell’economia
dominata dal consumo è vincente chi controlla l’interfaccia con l’utente
attraverso tre servizi: portale, pagamenti e strutture logistiche. La possibilità
di ridurre i tempi del ciclo della catena del valore fa sì che un eccesso di
domanda non porta ad effetti inflazionistici: nessun produttore può fissare
prezzi troppo alti.
La
strategia deve partire dall’individuazione delle competenze della propria
azienda e prendere tutto il resto dall’esterno in rete intorno alle
piattaforme; contattare i clienti direttamente per controllare il mercato, non
per soddisfare i clienti ma per anticipare le loro esigenze; produrre solo su
richiesta. Si diventa così società monoprodotto con un obiettivo ben
delimitato per eccellere nel proprio particolare ambito e per essere agili per
cambiare. Interfacciare il cliente consente di personalizzare il rapporto e
realizzare interattivamente prodotti e servizi su misura. Bisogna adattarsi
velocemente, accantonando e dimenticando i successi, e portare subito le azioni
al risultato.
Gli
stati-nazione del mondo non dominano più l’economia globale e i governanti
non possono più imporre vincoli di fedeltà ai cittadini. Questi dovranno
raggrupparsi in veicoli più efficaci, che si basano sul consumo anziché sulla
produzione, che rappresentano economie locali strutturate (abbastanza piccole da
consentire ai loro abitanti di condividere gli stessi interessi e
sufficientemente estesi da giustificare economie di servizio) e che attraverso
la tecnologia cibernetica valorizzano la creatività e attraggono ricchezza.
Gli
Stati devono deregolamentare i trasporti, la finanza e le telecomunicazioni.
Deregolamentando perdono le leve del potere. Il motore più efficace
della riforma consiste nel dare ai cittadini i mezzi perché si possano crearsi
da soli una vita migliore.
I
rischi connessi al continente invisibile consistono: nei multipli alti nel campo
finanziario che alimentano il pericolo di instabilità; nell’inesistenza di un
assetto giuridico (specie in campo finanziario) adeguato; nell’utilizzo di
rimedi keynesiani, da “vecchio continente”, ai nuovi problemi economici.
Con
le sue caratteristiche di apertura, inclusività e creatività, il nuovo
continente è una fonte inesauribile di opportunità. Fondamentale è anche
creare una realtà politica internazionale in grado di rappresentare le
interdipendenze e l’istruzione delle persone, necessaria per comunicare in
maniera efficace, una istruzione che valorizzi la creatività, l’avventura, il
coraggio, la sperimentazione. Occorre mettersi in discussione e saper cambiare.
T.
Berners-Lee L’architettura del nuovo Web
Il
Web è come un tutto potenzialmente collegato a tutto, come un’utopia che ci
regala una libertà mai vista prima e ci consente di crescere in modo più
veloce di quanto fosse possibile quando restavamo impelagati nei sistemi
gerarchici di classificazione.
La
conoscenza è mettere in relazione informazioni altrimenti scollegate tra loro.
Attraverso il Web il mondo diventa un’unica connessione e ogni frammento di
informazione è definibile in base a ciò a cui è collegato. Nel significato
c’è ben poco, la struttura è tutto. L’assoluto decentramento rende ogni
documento, ogni nodo intrinsecamente uguale e consente di “salire di
livello” man mano che aumenta la gente che lo usa. Rappresenta una società
utopica in cui tutte le persone possono comunicare su basi egualitarie.
L’architettura
del Web è basata su poche regole
comuni, i “protocolli” (http, url, html), per consentire ai computer di
dialogare tra loro senza collassare. I collegamenti tra le informazioni, i
“link” rendono il sistema un ipertesto globale in costantemente aggiornato e
in evoluzione. Non può esistere un
meccanismo di accentramento delle informazioni ma solo degli standard minimi
comuni.
Il
Web è più un’innovazione sociale che un’innovazione tecnica: l’essenza
della collaborazione reticolare è che noi funzioniamo come gruppi.
In
futuro il Web dovrà diventare lo strumento per favorire la collaborazione tra i
popoli. Non deve essere considerato solo per trovare ogni tipo di documenti, ma
per crearne facilmente e realizzare cose e risolvere problemi in comune
(intercreatività) lasciando alle macchine sociali l’amministrazione della
routine.
Bisogna
evitare sia di creare una monocultura uniformata globalizzante, sia culti
isolati che capiscono solo se stessi, dando attenzione a gruppi di dimensioni
diverse: il Web evidenzia proprietà frattali. Dal caos della enorme quantità
di elementi che operano in rete sorgeranno delle proprietà emergenti. Per il
momento lo scopo deve essere quello di costruire una società passo passo con le
migliori idee a nostra disposizione, attraverso i valori dei sistemi decentrati,
del mutuo rispetto e della tolleranza. Potremo trovare un intero nuovo insieme
di strutture etiche, culturali, statali, finanziarie svincolate dalla geografia,
cui potremo decidere di appartenere (non ne saremo obbligati). Le strutture che
funzioneranno meglio diventeranno più importanti.
Il
Value at Risk è un metodo di sintesi del rischio presente in un certo
portafoglio finanziario e non. Esso esprime, in forma monetaria, il livello di
rischio a cui il detentore del portafoglio è soggetto. Sotto determinate
condizioni, il Value at Risk misura la massima perdita probabile
che - con un determinato intervallo di confidenza - potrà verificarsi
detenendo il proprio portafoglio a posizioni inalterate per un certo periodo di
tempo. Possiamo più brevemente definire il VaR come la stima del cambiamento
potenziale del valore del portafoglio con un certo livello di confidenza
statistica e in un certo periodo di detenzione.
L’approccio
VaR va oltre le tecniche di misurazione della sensitività, un quanto in grado
di incorporare le probabilità che modifiche nel cambiamento di valore abbiano
luogo, basandosi sulla distribuzione di probabilità empirica (e storica) delle
variazioni dei prezzi o dei tassi. Tiene conto delle relazioni esistenti tra i
diversi beni: la diversificazione di portafoglio non viene quindi esclusa.
Il
valore a rischio è pari al prodotto del valore del bene
per la sua volatilità statistica nel periodo di detenzione (holding
period t) e il parametro n
che indica il numero di volte per cui dobbiamo moltiplicare la volatilità
al fine di individuare un certo intervallo di confidenza.
Il
rapporto tra pensiero e realtà è riflessivo, cioè quello che
pensiamo ha modo di incidere su quello cui
pensiamo. La riflessività è rilevante solo nella sfera sociale, introduce
un elemento di incertezza tanto nella comprensione dei partecipanti quanto negli
eventi ai quali essi partecipano. La funzione conoscitiva e quella attiva dei
partecipanti ad una situazione, introducono delle interferenze che generano
indeterminazione. Opera un meccanismo di feedback.
La
realtà non è qualcosa di separato e indipendente dal nostro pensiero. Anziché
bloccarci con la ricerca del piano perfetto, nella forma del comunismo o in
quella dei mercati tendenti all’equilibrio, dovremo accontentarci della
migliore fra le alternative: una società che si mantiene aperta al mutamento e
al miglioramento.
Il
metodo scientifico di verificare le ipotesi attraverso la sperimentazione e la
ripetizione delle prove (falsificabilità) non è applicabile alle scienze
sociali in cui la riflessività determina l’irreversibilità degli eventi
storici e l’impossibilità di ripetere le prove. Nel principio di Heisemberg a
interferire nel fenomeno è l’atto della misurazione, nei fenomeni sociali è
il pensiero o la credenza a influire sull’oggetto: gli enunciati influenzano i
fatti.
La
teoria economica si basa sulle preferenze individuali. Il comportamento umano
poi non è sempre improntato a criteri di razionalità, ma è guidato anche
dall’emotività e dalla situazione contingente, cui tende ad adattarsi. Il
concetto di equilibrio, inoltre, è fuorviante perché presuppone una meta
finale desiderabile, uno stato stazionario.
Ciascun
partecipante al mercato, assegnando un valore attuale al corso degli eventi,
influisce sugli eventi stessi che, invece, dovrebbe semplicemente analizzare: i
fondamentali cessano di essere una variabile indipendente e la divergenza tra
aspettative e realtà (sviluppata anche dall’uso dei derivati) non conduce ad
un equilibrio ma può autosostenersi o, quando le divergenze non sono più
sopportabili, capovolgere il trend (sequenza boom/crollo).
La
società aperta si basa sul valore della nostra fallibilità: dobbiamo
accontentarci del meno peggio aperto al miglioramento. La società
contemporanea, invece, presenta una carenza di valori sociali condivisi, che fa
prevalere i valori di mercato: le singole transazioni sostituiscono i rapporti
duraturi. Occorre una società globale di valori comuni che non sono presi in
considerazione dal mercato, valori ai quali l’individuo sia disposto a
subordinare il proprio interesse egoistico. La società aperta
fa provenire i propri valori
dalla universale condizione umana: sostiene la libertà, la democrazia, lo stato
di diritto, i diritti umani, la giustizia, la responsabilità sociale come idee
universali. L’illuminismo ha attribuito alla ragione (anziché all’autorità
politica o morale discendente da fonti esterne all’individuo) l’autorità di
decidere quello che è vero e quello che è falso. Ha così gettato le basi
dell’economia, della supremazia della scienza, del contratto sociale e della
società. Ma la ragione non è più all’altezza del compito. Dall’era della
Ragione occorre passare all’era della Fallibilità.
J.
A. Schumpeter Capitalismo, socialismo e democrazia
Contrariamente
alle costruzioni degli economisti classici, la concorrenza perfetta – nella
quale si realizza lo stato di equilibrio – è in realtà un’eccezione.
Il
capitalismo è un processo essenzialmente evolutivo che non può mai essere
stazionario. L’impulso fondamentale che aziona e tiene in moto la macchina
capitalistica viene dai nuovi beni di consumo, dai nuovi metodi di produzione o
di trasporto, dai nuovi mercati, dalle nuove forme di organizzazione industriale
che l’impresa capitalistica crea. E’ un processo di trasformazione organica
che rivoluziona incessantemente dall’interno le strutture economiche,
distruggendo senza tregua l’antico e creando senza tregua il nuovo. questo
processo di distruzione creatrice è il fatto essenziale del capitalismo, ciò
in cui il capitalismo consiste, che va valutato a lungo termine, non
nell’equilibrio raggiunto in un dato momento. Gli economisti non vedevano che
una forma di concorrenza: quella nei prezzi. Quel che conta non è questo tipo
di concorrenza, ma la concorrenza creata dalla nuova merce, dalla nuova tecnica,
dalla nuova fonte di approvvigionamento, dal nuovo tipo organizzativo, dal nuovo
tipo organizzativo (per esempio grande unità di controllo), che condiziona un
vantaggio decisivo di costo e di qualità e incide non sui margini del profitto
e sulla produzione delle ditte esistenti, ma sulle loro stesse fondamenta, sulla
loro vita. Questo genere di concorrenza opera non solo quando è in atto ma
anche quando è una perenne minaccia. L’uomo d’affari si sente in situazione
concorrenziale anche se è solo nel proprio campo alla lunga ne risulterà un
comportamento molto simile al quadro perfettamente concorrenziale.
Il
metodo democratico è lo strumento istituzionale per giungere a decisioni
politiche , in base al quale singoli individui ottengono il potere di decidere
attraverso una competizione che ha per oggetto il voto popolare. Importanza
primaria assume la leadership che si realizza democraticamente attraverso la
concorrenza per il comando attraverso il voto libero. Vi è perciò un rapporto
tra democrazia e libertà. Funzione prima del corpo elettorale
è perciò la creazione di un governo e la funzione di abbatterlo. La
volontà della maggioranza, allora, è solo la volontà della maggioranza, non
del popolo. Se la funzione del voto è l’accettazione della leadership e non
la rappresentanza popolare, è coerente un sistema maggioritario che consente di
governare e non un sistema proporzionale.
R.
Dahrendorf Dopo la Democrazia
La
democrazia è decisione presa attraverso il dibattito e dopo il dibattito. Ii
parlamenti e i partiti non sono più
uno strumento sufficiente per organizzare il tipo di dibattito pubblico che
serve alla democrazia, non producono più ne decisione né controllo. Nuovi
intermediari tra governanti e governati sono i media, le ong, che rivendicano la
rappresentanza di persone senza un metodo democratico. I partiti sono ormai solo
degli apparati volti ad individuare i leader.
L’appello
diretto al popolo si trasforma spesso in populismo; i leader si danno legittimità
dal rapporto diretto col popolo. La gente non esercita un controllo informato
permanente sulla cosa pubblica.
Decisioni
importanti emigrano al di fuori delle istituzioni dello Stato nazione: alcune
perché le istituzioni non si sono adeguate alla modernità, altre perché è
opportuno che si creino altre istituzioni non prettamente democratiche che però
sono più adeguate a prendere alcune decisioni.
Una
gran parte di decisioni, soprattutto nell’economia, sono prese al di fuori del
processo democratico (grandi corporation,
speculazione finanziaria, o.n.g.,
ecc.).
Dilemmi
etici richiedono elementi di conoscenza scientifica, allora è del tutto
inappropriato procedere secondo i meccanismi tradizionali della democrazia,
questa materia richiede una differente procedura e una diversa qualità del
dibattiti. Il miglior modo per affrontare tali dilemmi è quello di affidarli a
consessi non eletti che non hanno un elettorato cui rispondere.
In
Europa si è creato qualcosa al fine di realizzare la democrazia in modo
intrinsecamente non democratico: la democrazia non è stata la propria
preoccupazione nella costruzione dell’Europa in quanto le istituzioni
rappresentano le singole nazioni e non il popolo.
L’ordine
liberale è composto da due elementi distinti: uno è la democrazia, l’altro
è lo stato di diritto. Possiamo sperare di affrontare e risolvere alcuni
problemi posti dalla modernità più attraverso un’estensione internazionale
dello stato di diritto che attraverso la costituzione di nuove e più ampie
istituzioni democratiche; la democrazia non è applicabile al di fuori dello
Stato-nazione.
Il
libro esamina la new economy e l’organizzazione aziendale giungendo a
conclusioni che sottolineano l’importanza dell’apporto umano, delle
relazioni personali e degli scopi sociali. Non esaspera i nuovi paradigmi della
nuova era della comunicazione, ma si rivolge anche al passato individuando la
necessità, per il successo, di una buona integrazione tra cultura tradizionale
e quella del mondo dominato da Internet e dalla comunicazione. A livello di
organizzazione aziendale, ciò significa una nuova importanza della cultura
d’impresa (e-culture). Il Web è,
insieme, lo stimolo per una nuova cultura (la rende necessaria) e l’elemento
facilitatore di quella stessa cultura.
Internet
agisce sulle persone e sulle organizzazioni: provoca l’instaurazione di
relazioni più collaborative in ambito lavorativo; relazioni che ricordano più
delle comunità integrate e aperte che non delle gerarchie amministrative basate
sul segreto (comunità). La tendenza all’individualismo che si manifesta nel
nuovo contesto, è produttiva se le persone intrattengono relazioni valide e
senso di responsabilità, se si formano delle comunità in cui le persone sono
disposte a condividere le conoscenze, ad assistersi reciprocamente, a coordinare
i loro comportamenti in modo efficace, ad avere tra di loro confini permeabili,
a condividere un destino comune. Altrimenti l’individualismo diventa
isolamento e separatismo.
Dopo
l’era del rengineering, che ha
favorito la creazione di strutture organizzative piatte, decentrate e l’empowerment
del personale Internet ha parzialmente spinto le strutture in una direzione
diversa: per essere reattive queste
devono rendersi oltre che fluide anche integrate, e favorire la diffusione delle
nuove idee. E’ fondamentale una comunicazione interna (oltre che con
l’esterno) efficace, in quanto l’e-business taglia trasversalmente tutti i
processi. Internet rende più urgente la necessità di presentare una sola
faccia al cliente e di mettere in relazione attori separati e azioni separate
per ottenere una piena integrazione. Ma le organizzazioni devono trasformarsi
anche in una comunità di scopo e per farlo c’è bisogno della nuova cultura.
L’organizzazione supera i confini tradizionali dell’azienda: diventa
necessaria la costituzione di partnership con altre entità per a costituzione
di network compatti, che sono alimentati dai rapporti umani più che dalla
tecnologia.
L’aspetto
umano diventa di fondamentale importanza. Le comunità organizzate necessitano
della collaborazione volontaria delle persone, non degli schemi strutturali
precostituiti, la tecnologia è solo lo strumento per ottenere l’integrazione
all’interno e con l’esterno. Le persone ricercano la sicurezza finanziaria
più che la sicurezza del posto. Si cerca di trovare entusiasmo per il lavoro,
per sviluppare la creatività e
lavorare bene. Il danaro non è più il fattore di stimolo più importante:
acquisiscono importanza la professionalità (possibilità di crescita,
opportunità da sviluppare, empowerment),
l’appartenenza (ambienti coesi per la creazione di comunità sociali,
empatia), significato (dare un senso sociale alla propria vita attraverso il
lavoro, avere delle esperienze emotivamente significative).
L’e-culture
è fondata sulle relazioni umane: il Web è un facilitatore, un moltiplicatore,
un amplificatore.
U.
Beck Libertà o capitalismo?
Siamo
di fronte alla fine della prima modernità, basata sulla scienza,
sugli stati nazionali, sulla società basata sui gruppi collettivi, in
cui è fondamentale il lavoro per la partecipazione sociale, e quindi il
predominio dell’economia, del mercato, della piena occupazione. Siamo di
fronte ad una nuova modernità (seconda modernità) nella quale lo sforzo
concettuale deve portare ad una sociologia cosmopolita, slegata dallo stato
nazione e con forme di vita sociale transnazionali, nelle quali si confrontano
ideologie, religioni e pensieri diversi tra loro a confronto, in cui i diritti
umani assurgono a principi di legittimità fondamentali; Internet dà una nuova
libertà politica all’individuo, mentre l’economia si svincola dal
territorio (ad es. multinazionali) e la cooperazione economica avviene a livello
globale. Ma globalizzazione significa anche localizzazione, adattamento della
rete su realtà multilocali: la globalizzazione per un verso è omologante, per
un altro fa acquisire rilievo al luogo che riesce a connettersi con il resto del
mondo come un nodo legato in rete a tutti gli altri: le differenze sono
valorizzate. La pluralità è un elemento fondamentale della seconda modernità.
Il globalismo, inteso come dominio
dell’economia sulla politica (il mercato come soluzione a tutti i problemi),
è una minaccia per la democrazia: è necessario un intervento regolatore con
istituzioni appropriate per rendere umana la globalizzazione.
Le
istituzioni base hanno per oggetto l’individuo, non il gruppo o la famiglia.
L’individualismo della seconda modernità nasce dalla necessità di
sviluppare una propria biografia,
staccandosi dalle identificazioni collettive. Questa dischiude opportunità e
rischi anche all’interno di legami quali quelli familiari o affettivi e in
connessione con gli altri. L’uomo diventa imprenditore di se stesso sul lavoro
ma anche nella vita privata, progettando la propria vita e aspirando a
realizzare degli scopi. Anche il sociale è deciso da noi stessi, è conseguenza
di un progetto individuale. Si potrebbe parlare di individualismo altruistico o
cooperativo, non di egoismo. Una vita
individualizzata vive nelle regole fondamentali della tolleranza, non è legata
ad alcuna idea di classe, classi che in passato si sono contrapposte. Anche i
sindacati, i partiti sono minati da questa tendenza, mentre si potenzia la
società civile, uno spazio istituzionale tra Stato e mercato che può
contrastare l’autoritarismo democratico. L’individualismo, la perdita di
potere dello stato nazione fanno nascere nuovi centri d’azione politica spesso
non legittimati democraticamente che devono trovare
una composizione.
Nella
nuova società, la società del
rischio, la contrapposizione tra natura e società in seguito all’uso
intenso della tecnologia e alla crisi ecologica ha reso i rischi non più
controllabili (Chernobyl, ecologia, biotecnologie, ecc.). Inoltre sfuggono alla
percezione i rischi a cui siamo potenzialmente coinvolti. Sul piano
istituzionale e giuridico diventa sempre più difficile l’imputazione dei
rischi e delle colpe, pertanto si configura un paradosso secondo cui possono
essere introdotti sempre più rischi, se non si accettano criteri statistici per
l’individuazione delle responsabilità. I nuovi rischi non possono essere
coperti dalle assicurazioni private, occorrono standard (norme) riconosciuti a
livello globale. I rischi per la salute poi si trasformano anche in rischi
economici e di crolli dei mercati, nella svalutazione del capitale, nella
perdita di consenso.
J.
E. Stiglitz In un mondo imperfetto
I
cambiamenti tecnologici hanno influito sull’economia ma soprattutto sul ruolo
del governo: da una parte risulta incapace di governare i fenomeni che si sono
globalizzati, dall’altra, i maggiori rischi creano una maggiore domanda di
sicurezza da parte dei cittadini. La globalizzazione è priva di istituzioni
globalizzate in grado di guidarla e correggere gli effetti negativi che, insieme
a molti effetti benefici, questa porta agli uomini. Esiste anche un problema di
democrazia, in quanto queste istituzioni globali (FMI, Banca Mondiale, ecc.)
sono prettamente tecniche non esprimono la volontà della popolazione, ma hanno
notevoli effetti oltre che sulla finanza anche sull’economia,
sull’occupazione e sulla qualità della vita della gente.
Tra
laissez-faire e socialismo c’è
un’ampia gamma di possibilità, ma il settore pubblico e quello privato devono
ora essere visti come complementari e non come alternativi.
F.A.
Von Hayek La denazionalizzazione della moneta
Il
sistema di monopolio pubblico sull’emissione di moneta possiede i difetti di
tutti i monopoli: si deve usare il suo prodotto anche se è insoddisfacente e,
soprattutto, impedisce la scoperta di metodi migliori per soddisfare i bisogni.
Da
che la funzione del governo nell’emettere moneta è diventata quella di
decidere espressamente la quantità di moneta da mettere in circolazione, i
governi sono diventati totalmente inadeguati al compito, defraudando la gente,
hanno abusato incessantemente, e in tutti i Paesi, della fiducia in essi
riposta. Una moneta gestita per soddisfare gli interessi di gruppo particolari
è destinata a diventare la peggiore moneta possibile. La moderna espansione
dello Stato è stata largamente agevolata dalla possibilità di coprire deficit
emettendo moneta la storia della moneta è quasi una storia ininterrotta di
adulterazioni e di continua riduzione del contenuto metallico della moneta e un
corrispondente aumento dei prezzi di tutti i beni di inflazione creata
volutamente dai governi a proprio beneficio.
Un
mezzo legale di pagamento non ha bisogno di essere espressamente designato da
una legge, il corso legale costituisce semplicemente un espediente giuridico per
costringere gli individui ad accettare, in adempimento di un contratto, qualcosa
che essi non avevano mai preso in esame quando stipularono il contratto.
La
concorrenza, obbligando gli istituti di emissione a tenere costante (in termini
di un determinato paniere di beni) il valore delle proprie monete, si
rivelerebbe certamente una costrizione più efficace.
Una
netta distinzione fra ciò che è moneta e ciò che non lo è non esiste. Ciò
che si riscontra è un continuum in
cui oggetti con un diverso grado di liquidità o valori che possono fluttuare
indipendentemente, sfumano l’uno nell’altro nella misura in cui fungono da
moneta. La finzione legale secondo cui esiste una cosa chiaramente definita
‘moneta’ non è stato mai vero nella misura in cui si riferisce ad eventi
economici. Eppure tale finzione ha prodotto grossi danni.
La
banca emittente di moneta in competizione dovrà regolare la quantità in
relazione al desiderio del pubblico di detenere la sua moneta. Se cede alla
tentazione di far pagare di meno la propria moneta con un eccesso di offerta, la
moneta si svaluterà rispetto alla concorrenza.
L’affermazione
secondo cui il valore di qualcosa, qualsiasi cosa, è immutato è priva di
significato.
Esiste
l’erronea convinzione che i cambiamenti monetari riguardino solo il livello
generale dei prezzi. Eppure il danno reale che essi arrecano è dovuto
all’effetto di differenziazione sui diversi prezzi. La distorsione
dell’intera struttura dei prezzi relativi e l’orientamento della produzione
verso direzioni sbagliate.
Con
le monete in concorrenza verrebbe meno la politica monetaria ma anche
l’instabilità economica,. Una singola agenzia statale monopolistica non è in
grado di acquisire le informazioni necessarie a regolare l’offerta di moneta.
Il
controllo dell’offerta di moneta conferisce ai governi nazionali il potere di
compiere azioni che sono totalmente indesiderabili dal punto di vista
dell’ordine internazionale e della stabilità uno strumento con cui tutti i
prezzi di una regione possono essere simultaneamente alzati o abbassati
relativamente a tutti i prezzi delle altre azioni.
Usare
il controllo dell’offerta di moneta come strumento per conseguire fini
particolari compromette la funzione equilibratrice del meccanismo dei prezzi,
indispensabile ai processi di mercato. Il potere sulla moneta ha anche sollevato
i governi dalla necessità di tenere in pareggio il bilancio, determinando
l’ampliamento della parte di economia gestita dallo Stato e la
centralizzazione dello stesso.
L’abolizione
del monopolio statale sulla moneta è stata concepita per impedire le forti
inflazioni e deflazioni e si dimostrerebbe la cura più necessaria per una
malattia più radicale: le ricorrenti ondate di depressione e disoccupazione che
sono state definite come un difetto intrinseco del capitalismo. Se vogliamo che
sopravvivano la libera impresa e l’economia di mercato, non abbiamo altra
scelta che rimpiazzare il monopolio statale
della moneta.
Nei
fenomeni complessi, che prevedono l’interazione di migliaia o milioni di
elementi, assumono importanza l’organizzazione e il comportamento collettivi. Se un sistema è caotico non è in equilibrio ma possono
verificarsi forme spontanee che si autorganizzano e che sono
in uno stato critico estremamente sensibile ad ogni minima influenza. In
questi casi prevedere il futuro è praticamente impossibile: una causa di minima
entità può, in breve tempo, rendere il futuro diverso
nei dettagli. In questi casi la storia è importante, perché ogni singolo
fattore, anche il più insignificante, può determinare la strada
dell’evoluzione. Alcune mutazioni
accidentali possono perciò attecchire e cristallizzarsi e costruire le strada
dell’evoluzione cumulativa.
Fenomeni
organizzati nello stato critico del genere (in equilibrio tra l’ordine e il
caos, e che quindi sono soggetti a evoluzione continua e rivoluzionaria) sono
ubiqui, in quanto si riscontrano in molte situazioni della realtà, paiono lo
spirito ordinatore di gran parte del mondo. I sistemi che si trovano nello stato
critico tendono ad avere un’organizzazione simile, la quale non deriva dalle
caratteristiche specifiche del sistema o dei suoi componenti, ma dalle
fondamenta geometriche e logiche che stanno a monte. La criticità si genera
indipendentemente dalla natura e dalla dimensione dei sistemi.
In
economia, teoria tradizionale secondo cui gli esseri umani sarebbero esseri
razionali sembra discutibile in quanto questi si influenzano a vicenda in modo
irrazionale e sono manovrabili.
Il
fatto che le persone interagiscano guidate
da progetti, emozioni, ecc. non impedisce l’emergere di regolarità connessa
non con la natura dei singoli, ma col comportamento
di grandi numeri di persone, con l’organizzazione
di elementi interagenti.
L’economia
tradizionale è basata sull’idea di scarsità di offerta, quella fondata sul
Web da un eccesso di offerta di informazione e dalla domanda in quanto è
l’attenzione che è limitata.
Il
modo di fare affari nel mondo fisico e nel mondo virtuale sono diversi, in
quanto quest’ultimo si basa sulla raccolta, organizzazione, selezione, sintesi
e distribuzione delle informazioni, non dei beni materiali. In questo spazio
anche le piccole imprese possono offrire prodotti nei mercati mondiali.
L’agilità è l’elemento essenziale, che può essere raggiunta facilmente
anche dalle aziende di dimensioni enormi.
Il
Web rappresenta il trionfo dell’immateriale (informazioni, idee), sulla
materia. Le informazioni che circolano rapidamente rendono i mercati troppo efficienti,
determinando pressioni sui prezzi e un forte potere dei consumatori che rende
difficile generare profitti. Non si può applicare il pensiero economico
tradizionale alla nuova situazione: oltre al capitale e al lavoro vi è un terzo
fattore di produzione che è la tecnologia, la quale consente di creare valore.
La tecnologia non è un elemento esogeno nel modello economico: sono le idee
(nuovi prodotti, mercati, processi) che creano valore. Si creano nuovi monopoli
quando si realizza una nuova idea (prodotto, mercato, processo)
che non sono un fenomeno negativo in quanto non durano per sempre ma
hanno un corso naturale finché il contesto tecnologico non muta.
AA.VV. Dalla banca all’eurob@nk: l’innovazione tecnologica e finanziaria
L’etica
nella finanza non consiste nel dare una dimensione sociale alla finanza
ma può essere un elemento che conferisce convenienza e migliora la
performance dell’impresa. Essa introduce infatti elementi di valutazione a
lungo termine dei risultati (massimizzazione del valore del capitale anziché
del profitto, valutazione dell’impatto su tutti gli stakeholders
e raggiungere il loro consenso duraturo) svincolandola da obiettivi meramente
immediati attraverso un migliore clima aziendale, un aumento della soddisfazione
e della produttività, un’immagine positiva sul mercato, una diminuzione delle
situazioni di conflitto interne ed esterne.
Nella
fase attuale di cambiamento e di innovazione rapidi e generalizzati, la
progettazione del cambiamento organizzativo sperimenta, con grande incertezza,
la difficoltà costante di conciliare il bisogno di stabilità del sistema delle
risorse con le necessità di ricombinare le risorse in funzione del cambiamento.
In breve, la rapidità dell’innovazione finanziaria e tecnologica mette a
rischio la compatibilità tra l’organizzazione esistente e l’organizzazione
innovante.
La
sovrapposizione e sostituzione dell’intermediazione mobiliare, corporate banking, private
banking, project financing,
a quella creditizia comporterà che quest’ultima sarà scomposta per
sottofasi di processo produttivo, delle quali la banca avrà convenienza a
mantenere soltanto quella caratterizzate dal maggior valore aggiunto e da un
maggio grado di difendibilità competitiva.
Le
banche devono valorizzare la competenza a valutare e prezzare il rischio di
credito. Il mantenimento nel tempo degli attivi così originato a scopo di
investimento potrebbe non presentare analoga
convenienza poiché il margine di interesse è
tendenzialmente compresso. L’intermediario
creditizio razionale e competitivamente leale troverà vantaggio a focalizzare
il proprio impegno di risorse sull’attività di origination dei prestiti e ridurre l’attività di portage
degli investimenti attraverso operazioni di cartolarizzazione dei crediti e a
gestire la diversificazione dei rischi di portafoglio con l’acquisto e la
vendita di credit derivatives.
La
maggiore esposizione delle strutture patrimoniali delle banche alla variabilità
dei prezzi caratteristici dei mercati finanziari richieda un’organizzazione
radicalmente innovativa dei sistemi operativi
di risk management che coinvolge i
sistemi informativi, l’information
technology, modelli statistico-matematici sofisticati e una organizzazione
complessa. Diviene importante la variabile tecnologica; la cultura aziendale
deve assimilare la struttura a rete.
Nella
networked economy la banca può
svolgere un ruolo rilevante e innovativo per consolidare le relazioni
tradizionali e per sviluppare nuove aree di business,
allo scopo di assistere globalmente la propria clientela attraverso l’offerta
di servizi tradizionali secondo nuovi formati (electronic banking, investment banking) e l’attivazione di nuove
forme di intermediazione (e-marketplace,
informazioni professionali, e-procurement).
La
nuova economia riduce le asimmetrie informative, i costi di transazione, le
barriere all’entrata, le economie di scala e di scopo, incoraggia
l’efficienza attraverso la specializzazione nel core
business, consente dimensioni ridotte delle imprese e elevata flessibilità
a quelle più grandi, dà potere al consumatore, dematerializza e riduce i
consumi energetici. Ciò favorisce la sostenibilità ambientale e
l’eco-efficienza.
Le
banche possono prosperare solo se
trasformano informazione in conoscenza, il principale fattore di produzione.
T.A.
Stewart La ricchezza del sapere
L’economia
del XXI secolo è essenzialmente un’economia in cui l’intensità di
informazione incorporata nei beni aumenta di continuo. l’economia è sempre più
riempita di conoscenza: è la conoscenza stessa ad aver valore.
Le
grosse corporation sono nate per
organizzare la produzione realizzata con complesse ed imponenti macchine, ora
l’impresa è un alveare di idee dove le persone trovano vantaggioso e
interessante lavorare. Sono strutture non necessariamente grandi con pochi asset
materiali, basate sulla condivisione della conoscenza. Le imprese esistono solo
se attraggono persone, in relazione al percorso di apprendimento che offrono,
alla libertà e responsabilità che conferiscono. La natura del lavoro della
conoscenza demolisce il controllo; il lavoro intellettuale è fondato sulla
collaborazione, la personalizzazione e la rettifica permanente.
Le
tendenze in questione sono nate prima dell’esplosione del web e delle
tecnologie informatiche, ma queste hanno potenziato enormemente quelle tendenze.
l’impresa esiste per dispiegare le risorse intellettuali che generano il
valore desiderato dai clienti: l’impresa stessa diventa un sistema
d’informazione che genera valore per il cliente. L’informazione è sempre più
a buon mercato, ma è il sapere sempre
più prezioso.
Quattro
tendenze rinnovano il panorama del
business: i mercati inversi (il potere di mercato si sposta verso i compratori);
lo smembramento e il riaccorpamento delle società; lo sgretolamento dei confini
tra i settori industriali; l’arbitraggio sui beni (gli asset si trasferiscono
tra società diverse). Il Web amplifica queste tendenze che si rafforzano a
vicenda, attraverso al diffusione delle informazioni e delle conoscenze anche
con l’esterno, abbattendo le barriere delle burocrazie.
L’impresa
deve investire nei propri asset, consistenti nelle cose che si fanno meglio
degli altri e che non possono essere acquisite facilmente dagli altri. E’
importante sviluppare un ambiente e creare strumenti che stimolano e diffondono
le conoscenze attraverso la condivisione, le relazioni, l’individuazione delle
buone idee e del sapere tacito che va reso esplicito. E’ necessario impiantare
un’organizzazione in grado di apprendere.
Le
imprese non è più al solo servizio degli azionisti ma di tutti gli stakeholders. Le risorse umane non sono più né dipendenti né asset
(non bisogna confondere gli esseri umani col
capitale intellettuale) ma investitori che conferiscono il loro capitale
intellettuale e che hanno interesse non solo alla retribuzione (rendimento
immediato) ma anche alla crescita professionale (rendimento a lungo termine) e
alla libertà di espressione e che, pertanto, sono più mobili tra le imprese ma
più stabili professionalmente. L’apprendimento è parte fondamentale
dell’interesse del professionista.
I
principi contabili generalmente accettati danno conto delle principali attività
delle imprese della conoscenza in un modo generalmente inaccettabile. Si
considerano spese ordinarie (addestramento, software, ricerca, personale) quelli
che sono invece investimenti in asset intangibili.
Gli
hacker ritengono che sia un dovere
etico condividere le informazioni e pertanto scrivono software per facilitare l’accesso alle informazioni e a risorse di
calcolo. L’hacker non usa il
computer per la sopravvivenza ma per alimentare i legami sociali per condividere
cose interessanti con gli altri.
I
veloci cambiamenti tecnologici hanno compresso il tempo e hanno reso necessario
ottimizzare l'utilizzo del tempo nel lavoro. Queste pressioni ottimizzatrici si
sono estese anche al tempo libero. Tecnologie come il telefono cellulare portano
alla dissoluzione del confine tra tempo libero e lavoro.
Per
l’hacker il gioco e il divertimento
sono al centro della vita che vuole applicare il gioco al lavoro: la tecnologia
deve essere applicata per favorire la creatività e lo sviluppo
dell’individuo. La cultura della supervisione è fondata sulla considerazione
delle persone come individui immaturi, gli hacker
rispettano l’individuo.
L’hacker
considera il lavoro come una passione e un modo di fare qualcosa per gli altri,
per ottenere accettazione sociale. Enfatizza l’apertura delle informazioni e
un modo di lavorare open-source, un
modello di apprendimento collettivo, accademico, discorsivo, in cui le
informazioni e le scoperte sono a disposizione di tutti per una verifica
continua e sottoposizione a critica costruttiva.
L’hacker
considera la libertà di espressione e la privacy i diritti fondamentali del
cyberspazio: l’informazione libera e le tecniche di crittografia
per evitare l’intrusione e proteggere la riservatezza delle persone, non il
potere degli Stati.
Cassese S. Lo spazio giuridico globale
L’ordinamento
giuridico globale non è retto da
un’autorità superiore, ma si tiene grazie a forme di cooperazione e
integrazione tra i soggetti che ne fanno parte. La sua organizzazione non ha un
centro ma piuttosto è un aggregato di organizzazioni generali e settoriali; la
sua legittimazione non è assicurata attraverso il consenso, bensì a mezzo del
diritto, in quanto il diritto svolge fin dall’inizio il compito regolatore, e
ciò proprio per l’assenza di un potere superiore. Un ordinamento unitario
convive pertanto con una grande varietà di regimi e statuti particolari e tra
il diritto globale e quelli nazionali vi sono continue interferenze e
correzioni. Ciò costringe i regolatori nazionali a tener conto degli
ordinamenti degli altri paesi.